La Commissione europea sbatte la porta in faccia all’Italia in nome del rischio di una espansione fiscale restrittiva che, in una congiuntura economica per niente rosea, è un assurdo logico.

La Commissione europea sbatte la porta in faccia all’Italia in nome del rischio di una espansione fiscale restrittiva che, in una congiuntura economica per niente rosea, è un assurdo logico.
Cerchiamo allora di fare chiarezza tra deficit tendenziale e strutturale, sull’impatto di condono, reddito, pensioni. Andando oltre il paradosso della storia recente per cui il deficit è diventato di destra e il rigore di sinistra. Ricordando la lezione di Leon.
Secondo il governo in soli 6-7 mesi il Paese dovrebbe crescere di 0,6 punti di PIL in più rispetto al quadro tendenziale. E c’è anche il dubbio che le ingenti risorse impegnate eccedano l’effettiva capacità di spesa della pubblica amministrazione.
La manovra si iscrive in un panorama economico complesso, dalla guerra valutaria, ai dazi, dai vincoli europei e dalla Brexit alla possibile incapacità della Ue di far fronte a una possibile nuova bolla finanziaria. E non è ancora chiaro quante siano le risorse disponibili.
Il 27 settembre il governo gialloverde dovrà presentare il Def. C’è uno strabismo tra chi si aspetta interventi su pensioni, fisco, investimenti e reddito di cittadinanza e chi guarda a riduzione del debito. Mentre Tria sembra aver archiviata la battaglia per ridefinire i criteri del fiscal compact.
La discussione relativa al decreto Dignità è monca. Anche la la relazione tecnica si è concentrata soltanto su effetti marginali come 8 mila posti su 2 milioni di contratti a tempo determinato.
Il diritto non è naturale, va storicizzato, così come i bisogni e l’impoverimento. E’ bene ricordare che ciò che separa sinistra e destra è la Storia. La prima si rifa alla modernità, la seconda è post-moderna.
L’Italia continua ad avere una crescita del Pil più bassa del resto d’Europa, un deficit di domanda interna e con la crisi un quarto della capacità produttiva è andata persa. Il DEF Gentiloni-Padoan non è quello che serve.
Il tema della tassazione dei redditi investe, nella particolare congiuntura economica, lo Stato e l’organizzazione della società e dello stesso Stato. È lecito domandarsi in che modo le forze politiche intendono tassare i redditi e come affrontano-trattano il tema, specialmente alla vigilia delle elezioni politiche www.economiaepolitica.it
Sbilanciamo le elezioni/Fino a quando l’UE non avrà una politica fiscale propria, un bilancio adeguato alla dimensione economica dell’Unione, sarà difficile parlare di politica economica europea