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La scomparsa di Tony Atkinson

Il giorno di capodanno è mancato a 72 anni Anthony B. Atkinson, il padre degli studi sulle disuguaglianze. Riportiamo qui le proposte sviluppate nel suo ultimo libro “Disuguaglianza. Che cosa si può fare”

L’interesse suscitato dalla pubblicazione del libro di Piketty ‘Il capitale nel XXI secolo’ ha portato la gente a chiedersi ‘che cosa si potrebbe fare?’ e la mia risposta personale per quanto riguarda la disuguaglianza all’interno dei paesi ricchi è presentata qui. Si tratta di una risposta che riguarda in parte l’eccessiva concentrazione della ricchezza (…). Ma sono anche interessato a chi possiede poco e alla necessità di costruire piccoli risparmi. Ho sottolineato le misure di lotta contro la povertà nei paesi ricchi, non da ultimo per rendere una realtà l’obiettivo di Europa 2020 di ridurre il numero di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale. Ho sottolineato la necessità di ridurre le disuguaglianze di genere e di affrontare l’ingiustizia intergenerazionale. Queste considerazioni sono alla base delle proposte riassunte qui di seguito (a cui dovrebbe essere aggiunte misure per affrontare la disuguaglianza globale).

• La direzione del cambiamento tecnologico dovrebbe essere una preoccupazione esplicita dei responsabili politici, incoraggiando l’innovazione che aumenta l’occupabilità dei lavoratori, in particolare sottolineando la dimensione umana nei servizi forniti.

• La politica dovrebbe avere l’obiettivo di ridurre il potere di mercato nei beni di consumo, e di riequilibrare il potere contrattuale tra datori di lavoro e lavoratori, contribuendo a ridurre la quota di reddito che va al capitale.

• Tornare a una struttura più progressiva per le aliquote delle imposte sul reddito personale, con un’aliquota del 65 per cento sui redditi dell’1% più ricco della popolazione.

• Il governo dovrebbe offrire una garanzia di occupazione con un salario di sussistenza a tutti coloro che cercano lavoro.

• I datori di lavoro dovrebbero adottare politiche retributive etiche che condividono principi comuni, e l’adozione di una tale politica dovrebbe essere una pre-condizione per l’ammissibilità per la fornitura di beni o servizi a enti pubblici.

• Aumento della tassazione dei redditi da capitale con sgravi fiscali sui redditi di lavoro nelle fasce più basse di reddito.

• Una nuova valutazione delle possibilità di introdurre una tassa annuale sulla ricchezza, e delle condizioni perché funzioni con efficacia.

• Tutte le eredità e i doni tra vivi dovrebbero essere tassati attraverso un’imposta specifica o l’imposta sul reddito personale, con soglie di reddito appropriate.

• Il governo dovrebbe offrire un tasso di interesse reale positivo (possibilmente agevolato) garantito sul risparmio, fino ad un importo massimo per ciascuna persona.

• Incoraggiare le istituzioni a rappresentare gli interessi dei risparmiatori e a fornire sbocchi alternativi per il risparmio che non siano guidati dell’interesse degli azionisti, insieme alla creazione di un servizio pubblico di consulenza agli investimenti personali che fornisca consigli indipendenti a tutti i risparmiatori.

• Una dotazione di capitale per tutti, assegnata all’arrivo in età adulta o in una data successiva.

• Un’iniziativa dell’UE per un reddito di partecipazione come base per la protezione sociale, a partire da un reddito di base universale per i bambini.

Le proposte sono qui elencate come un menù, ma ci sono complementarietà importanti. In alcuni casi ci sono collegamenti evidenti, come quelli tra il salario di sussistenza, i posti di lavoro garantiti e il reddito di partecipazione, o quelli tra la dotazione di capitale e le misure volte a migliorare i rendimenti per i piccoli risparmiatori. La disuguaglianza potrà essere ridotta solo se si prende un insieme di misure per combatterla. Le proposte di spesa pubblica aggiuntiva dovranno tener conto dei modi previsti per ottenere nuove entrate. Più in generale, nell’insieme queste proposte sono una risposta alle sfide affrontate da molti gruppi sociali diversi, mettendo al centro del dibattito pubblico un insieme coerente di nuove (e vecchie) idee su come ridurre la disuguaglianza. Nello spazio di questo articolo non ho cercato di quantificare l’importo di questi interventi, né di fornire valutazioni dei costi. Non ho considerato gli argomenti – affrontati in altri lavori – sui possibili effetti negativi di queste misure su incentivi, competitività e crescita. Come scrive Piketty, ‘la storia della distribuzione della ricchezza è sempre stata profondamente politica’ e sarà in gran parte la politica a decidere se qualcuna di queste proposte per ridurre le disuguaglianze sarà adottata dal Regno Unito, dalla’Unione Europea, o altrove.

Questo testo è la conclusione dell’articolo di A. B. Atkinson ‘After Piketty?’ apparso sul British Journal of Sociology, 2014, 65, 4, e riassume le proposte poi sviluppate nel suo ultimo libro ‘Disuguaglianza. Che cosa si può fare’, Raffaello Cortina editore, 2015.

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