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Misurare la qualità. Il Rapporto Quars

“Il Pil misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Adesso la crisi incrina il mito del Pil. Le proposte sul campo, il metodo del Quars

Il testo che segue è l’introduzione al VII Rapporto Quars, che sarà presentato 3 ottobre a Roma, presso il Salone dell’editoria Sociale

Il Quars (Indice di Qualità dello Sviluppo Regionale) giunge al suo settimo anno di età. Anni in cui la questione di meglio determinare gli strumenti di misurazione dello sviluppo e del superamento del PIL quale indicatore del progresso e del benessere di un territorio ha fatto importanti passi avanti soprattutto dal punto di vista politico. Molti altri passi mancano tuttavia per arrivare a scardinare definitivamente l’equazione sviluppo=crescita economica. Lo strapotere del Pil

Il tema non e` nuovo. Già Kuznetz, uno degli ideatori del Pil avvertiva che “il benessere di una nazione può scarsamente essere dedotto dalla misura del reddito nazionale”. Negli anni ’60 Bob Kennedy in un ormai celebre discorso sosteneva che “il Pil misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.

La visione economicista del mondo ha però preso nettamente il sopravvento. Nonostante approcci innovativi come quello dello “sviluppo a scala umana” di Max Neef spostassero l’attenzione alla misura dello sviluppo dalla crescita economica ai bisogni delle persone, negli anni ottanta come e` noto la centralità dell’economia nelle decisioni politiche diventa totalizzante. Il mercato e` il miglior allocatore delle risorse, la reaganomics vuole ridurre il ruolo dello stato al minimo considerandolo deleterio e secondo la Thatcher molto semplicemente “la società non esiste”. L’affermazione delle posizioni che miravano al superamento del Pil si ha con l’affermazione dell’Indice di Sviluppo Umano da parte dell’UNDP all’inizio degli anni Novanta. Con esso si offre finalmente una visione multidimensionale dello sviluppo (reddito pro capite, salute ed educazione) sotto la spinta teorica di Amartya Sen e del suo approccio delle capabilities secondo cui “Lo sviluppo può essere visto come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani” Ma nonostante gli avvertimenti e i passi avanti il PIL continua a farla da padrone nel mondo degli indicatori andando ben oltre il mero valore di misura del valore dei beni e servizi prodotti restando il principale obiettivo delle politiche pubbliche e il simbolo del progresso, del benessere e addirittura della qualità della vita. Benché il superamento del PIL sia largamente ritenuto necessario per la valutazione dello sviluppo di un territorio, la difficoltà di trovare accordo sull’alternativa da proporre fa si che non si sia adottata diffusamente una misura alternativa. Secondo un’indagine condotta da Nexis sui principali quotidiani mondiali il Pil rappresenta ancora largamente il riferimento principale per i lettori. L’Indice di sviluppo umano, nonostante la sua rilevanza politica essendo un riferomento importante all’interno del sistema delle Nazioni Unite, ha ancora una visibilità irrisoria. Sviluppo, progresso, benessere, qualità della vita: non solo PILRecentemente tuttavia si e` aperto un nuovo spazio di discussione a livello istituzionale, oltre che accademico, che ha rimesso al centro della discussione il superamento del Pil e l’adozione di indici o set di indicatori che andassero a misurare aspetti considerati piu` rilevanti nella valutazione del benessere delle persone.

Nel 2004 l’OCSE organizzò a Palermo il primo “Forum mondiale sugli indicatori chiave” che rimetteva al centro del dibattito la rilevanza politica dell’uso degli indicatori e della statistica quale fondamentale elemento di conoscenza indispensabile per guidare l’azione dei Governi. Sottotitolo della conferenza era infatti “Statistics, Knowledge and Policy” . Con la la conferenza di Palermo l’OCSE ha rimesso in discussione gli indicatori necessari per guidare e monitorare le politiche pubbliche. Sotto la spinta dell’allora capo statistico Enrico Giovannini (oggi presidente dell’ISTAT) e` stato quindi lanciato il “Global Project for measuring the progress of societies”, un ambizioso progetto per la ridefinizione a scala globale degli indicatori da utilizzare per monitorare il benessere, lo sviluppo, la qualità della vita.

Nel novembre 2007 la Commissione Europea (assieme al Parlamento europeo, il Club di Roma, il WWF e l’OCSE) organizzava a Bruxelles una conferenza internazionale dall’eloquente titolo “Beyond GDP” che si chiudeva con Barroso dichiarando che “e` ormai tempo di andare oltre il PIL”.

Il 20 agosto scorso la Commissione Europea ha pubblicato una comunicazione al Consiglio e al Parlamento dall’eloquente titolo “Non solo PIL. Misurare il progresso in un mondo in cambiamento” in cui assume l’impegno di orientare le proprie politiche in virtù di un set di indicatori più ampio.

Esistono validi motivi per completare il PIL con statistiche che riprendano gli altri aspetti economici, sociali ed ambientali dai quali dipende fortemente il benessere dei cittadini. […]

La Commissione intende intensificare il suo impegno e la comunicazione in questo settore, allo scopo di fornire indicatori che servano per quello che i cittadini vogliono realmente, ovvero misurare i progressi compiuti nel raggiungere in modo sostenibile gli obiettivi sociali, economici ed ambientali. In ultima analisi, le politiche nazionali e comunitarie saranno valutate sulla loro capacità, o meno, di raggiungere i suddetti obiettivi e di migliorare il benessere dei cittadini europei. Per questo motivo, le future politiche dovrebbero essere fondate su dati rigorosi, attuali, pubblicamente riconosciuti e che trattino tutte le questioni essenziali. La Commissione intende informare sull’attuazione e sui risultati delle misure proposte nella presente comunicazione al più tardi entro il 2012.

La Comunicazione si propone cinque azioni fondamentali:

  1. Completare il PIL con indicatori ambientali e sociali

  2. Informazioni sociali e ambientali quasi in tempo reale a sostegno del processo decisionale

  3. Informazioni più precise su distribuzione e diseguaglianze

  4. Elaborare una tabella europea di valutazione dello sviluppo sostenibile

  5. Estendere i conti nazionali alle questioni ambientali e sociali

Ci sono infatti dei limiti dati dalla produzione stessa di dati.

I dati sulla condizione economica degli Stati sono diffusi trimestralmente, permettendo una funzione di controllo piuttosto buona. Lo stesso non si può dire per la condizione economica delle imprese, che pubblicano i propri dati di bilancio annualmente e che almeno per i grandi gruppi dovrebbero essere monitorati con altrettanto zelo.

Lo stesso vale per le statistiche sociali, con la sola eccezione dei dati sull’occupazione, gli altri indicatori (povertà, distribuzione del reddito, accesso ai servizi, diritto alla casa, pari opportunità, ecc…) sono pubblicati annualmente nel migliore dei casi, visto che dipendono dalla realizzazione di indagini ad hoc.

Una presa di posizione istituzionale di cosi alto livello rappresenta un passo in avanti estremamente rilevante. Come suggerisce Michele Serra “Fino a pochissimi anni fa mettere in dubbio la sacralità del Pil equivaleva a dimettersi dal dibattito politico. Cose da fricchettoni, da estremisti, da frange utopiste” (Repubblica, 20 settembre 2009). Oggi invece e` addirittura una Commissione Europea conservatrice che riconosce che il Pil e` solo una parte del discorso e che e` anche una misura distorta.

www.Stiglitz-Sen-Fitoussi.fr : la commissione voluta da Sarkozy

Nel gennaio del 2008 il presidente francese Sarkozy ha incaricato i premi nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, assieme all’economista Jean-Paul Fitoussi, di formare una commissione speciale sulla “misura delle prestazioni economiche e del progresso sociale”: la cosiddetta “Commissione Stiglitz”.

Dopo un anno e mezzo di lavoro, il 14 settembre 2009 è stato presentato il rapporto conclusivo. Da esso emergono alcune considerazioni forse non innovative ma che partono da un approccio accademico rigoroso e giungono a conclusioni culturalmente avanzate e politicamente molto rilevanti.

Gli indicatori della crisi.

In primis la responsabilità di un uso improprio e parziale degli indicatori socio economiche ha portato tanti analisti, accecati dalla crescita del PIL (sinonimo di uno stato di salute ottimo dell’economia) a non considerare che quella crescita poggiava su un eccessivo indebitamento delle famiglie e del sistema finanziario che rendeva quella crescita un “miraggio”. ll set di indicatori classico fatto di Pil e produttività mostra profitti gonfiati dalle bolle speculative e genera un’euforia che sarebbe stata ben più cauta se si fossero guardati dati della ricchezza (i “bilanci dell’economia”: attività, passività, indebitamento) dei principali attori economici. Dati che per molti paesi sono incompleti e che in genere vengono prodotti con grande ritardo.

Per citare il Financial Times: “Se ci si rende conto di aver costruito la propria casa sulle sabbie mobili non basta rafforzare il suolo. Bisogna spostarsi. Le nostre economie, costruite sul mito del Pil, stanno crollando di fronte alle crisi economica ed ambientale. Abbiamo bisogno di fondamenta più solide sulle quali costruire una vita migliore.” (FT, 18 settembre 2009)

Il messaggio di fondo che esce dal rapporto e` quello di spostare l’enfasi dalla misura della produzione economica verso il benessere delle persone.

Questo può essere fatto dal lato dell’analisi della performance economica guardando ai consumi familiari, alla ricchezza anziché al reddito, alla distribuzione di redditi, consumi e ricchezza e a tutte quelle attività che generano ricchezza ma che sono fuori mercato (dal lavoro domestico all’agricoltura di sussistenza). Ma deve soprattutto essere fatto andando ad analizzare il benessere dei cittadini e l’impatto ambientale del sistema nel suo complesso.

Misurare il benessere

E’ infatti la seconda parte, quella dedicata alla misura del benessere, che assume particolare rilevanza nel messaggio politico del rapporto.

La Commissione ha identificato otto dimensioni chiave che devono essere considerate simultaneamente definendo l’approccio multidimensionale che va seguito per valutare le priorità dei cittadini:

  1. benessere materiale (reddito, consumo e ricchezza)

  2. salute

  3. istruzione

  4. attività personali e lavoro

  5. partecipazione politica e governance

  6. relazioni sociali

  7. ambiente

  8. insicurezza (economica e fisica)

Stiglitz e compagni introducono inoltre l’elemento soggettivo alla discussione raccomandando agli istituti di statistica di iniziare a produrre informazioni riguardo la percezione dei fenomeni da parte dei cittadini cercando di catturare le valutazioni anche rispetto alla vita delle persone, soddisfazione, felicità, emozioni positive come gioia e orgoglio o negative come dolore e preoccupazione.

Benché incontrare il legame tra tali esperienze soggettive e elementi oggettivi sui quali la politica possa intervenire rappresenta un esercizio molto complicato.

Ma come ha dimostrato un altro Nobel membro della commissione, Daniel Kahneman, l’idea che le persone si comportino in maniera razionale per perseguire la massimizzazione del profitto, una delle ipotesi di fondo di tanta letteratura economica ortodossa, della microeconomia in particolare, non si verifica in una grande varietà di casi. Le persone, fortunatamente, sono estremamente complesse, ed altrettanto lo e` il loro benessere (di fatto tanta parte della letteratura economica ha perso di validità grazie al contributo di Kahneman, ma non c’e` peggior sordo di chi non vuole ascoltare, e tanti economisti continuano ad andare avanti per la loro strada come se niente fosse).

Rimettere al centro le persone e i loro bisogni quali priorità nella definizione delle politiche, può voler dire allora anche cercare di conoscerne aspetti più legati alla sfera emozionale

Sul fronte ambientale il rapporto appare più debole, per il tema troppo complesso che non permette di venir fuori tra diverse impostazioni, in particolare sulla questione controversa dell’utilizzo di indicatori che assegnino un valore monetario alle risorse ambientali in modo da valutare economicamente la sostenibilità ambientale. Il QUARS

Il QUARS si inserisce a pieno titolo in questo processo di ridefinizione degli indicatori da utilizzare per indirizzare e monitorare le politiche che non equivale ad altre che a ridefinire le priorità della poli ica. Di fatto le categorie a cui è arrivata la nostra analisi non sono cosi diverse da quelle della commissione.

A giudizio di un troppo lusinghiero Luciano Gallino “mentre il rapporto francese formula delle raccomandazioni, il Quars propone un metodo collaudato e gran copia di cifre che da tempo le hanno concretate” (Repubblica, 19 settembre 2009): Stiglitz non si sbilancia. Sbilanciamoci! ha deciso invece, da anni, di proporre una definizione delle priorità attraverso un processo di consultazione della società civile italiana, di fatto le organizzazioni aderenti alla campagna. Non solo si ridefiniscono le priorità attraverso la scelta del set di indicatori, ma si prova a farlo seguendo un approccio deliberativo che tenga in considerazione la posizione di diversi attori.

Non certo di tutti gli attori della società, ma di una parte, di quella parte che aspira all’emancipazione collettiva, la promozione dei diritti, la giustizia sociale, la diffusione della democrazia, la costruzione di un’economia diversa.

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