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Usa, lavoro e ambiente uniti nella lotta

Oleodotti o ambiente? Disoccupazione o lavori sporchi? Negli Stati Uniti nasce un’alleanza tra movimento sindacale e ambientalisti in nome della democrazia

La vicenda dell’Ilva di Taranto ha portato l’attenzione sul presunto conflitto tra difesa del lavoro e dei suoi diritti e salvaguardia dell’ambiente. Un documento che arriva da oltreoceano ci aiuta a declinare la questione nei termini corretti. L’IPS – Institute for Policy Studies, think tank progressista che raggruppa accademici e attivisti sui temi della pace, della giustizia e dell’ecologismo – ha lanciato un appello intitolato: Labor-Environment Solidarity for a More Just and Sustainable Economy. Autori del documento-appello sono Joe Uhlein, che dopo trent’anni di attività sindacale è stato tra i fondatori del’LNS – Labor Network for Sustainability, e Gus Speth, accademico ecologista tra i fondatori del Natural Resources Defense Council e del World Resources Institute.

I due mettono nero su bianco i risultati di una tavola rotonda organizzata alla Georgetown University dal Labor Network for Sustainability. A rendere popolare anche negli Stati Uniti il tema è il controverso progetto della Keystone Pipeline, un oleodotto pensato per collegare i giacimenti petroliferi del Canada e degli stati settentrionali degli Usa e le raffinerie situate lungo le coste del Texas: in attesa della decisione finale del Presidente Obama, infuria la discussione sull’opportunità di dare via libera ai lavori per il quarto e ultimo tratto del progetto.

Negli Stati Uniti le iniziative congiunte tra attivisti sindacali ed ecologisti hanno una lunga storia, fin dagli anni ’70, quando nacque il gruppo Environmentalists for Full Employment, ma in momenti di recessione è particolarmente difficile tenere assieme discorsi apparentemente confliggenti, come l’opposizione alla Keystone Pipeline e il bisogno di nuovi posti di lavoro. “Nonostante ciò – recita il documento – molte organizzazioni riconoscono di condividere molti valori di fondo, e sono pronte a dare una mano a definire una visione comune e portare avanti una battaglia per un’economia più giusta e sostenibile. Nel breve termine, ci sono molte cose che entrambe le comunità [quella ecologista e quella sindacale] possono fare nell’interesse comune. Nel lungo periodo, è necessario articolare una visione comune di un’economia diversa, per permettere […] la costruzione di una società migliore”.

L’appello insiste sull’urgenza della crisi economica – nella doppia dimensione della recessione e delle disuguaglianze crescenti – e della crisi ambientale, e sottolinea che “i nostri obiettivi comuni non possono essere realizzati senza sfidare l’influenza sproporzionata che le grandi imprese esercitano sul nostro sistema economico e politico.” Nel delineare gli obiettivi su cui convergere non è sufficiente ricordare le opportunità di lavoro offerte dalla green economy, sono necessari impegni comuni più avanzati. L’appello propone al movimento sindacale di “sostenere le azioni a tutti i livelli“ per ridurre le emissioni di CO2 e, a quello ecologista, di prestare più attenzione a garantire “ampie opportunità per un lavoro decente e salari accettabili”. Ma il nodo centrale è la necessità, per entrambi, di impegnarsi per “revitalizzare le città d’America attraverso l’attenzione alla qualità ambientale, lo sviluppo di un’imprenditorialità locale, legata al territorio, di una solidarietà comunitaria e di una solida democrazia”, impegnandosi a livello nazionale per “riformare il sistema politico americano per rovesciare la crescente influenza del potere del denaro sul potere delle persone.”

Negli Stati Uniti l’impegno per il lavoro e per l’ambiente sta riscoprendo che occorre partire dalla costruzione di processi democratici, di una società dove abbiano valore “la solidarietà e la giustizia sociale” e “fioriscano pace, comunità e democrazia”. Non è necessario scegliere tra lavoro e ambiente, ma inquadrare l’immutato conflitto tra lavoro e capitale nella deriva dello strapotere di oligarchie economiche e finanziarie che non mettono in bilancio né i bisogni delle persone né il rispetto per il pianeta.

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