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Un Natale con Marx. Sulla morte di Elmar Altvater

Altvater è morto a Berlino il Primo Maggio dell’anno del duecentesimo anniversario della nascita di Karl Marx. La sinistra, marxista o meno, perde una delle sue menti più brillanti. Il ricordo sul quotidiano della Linke tradotto da Alessandro Bramucci FacebookTwitterGoogle+LinkedinPinterestemailPrint

Il Natale del 1961 deve essere stato solitario per uno studente di Sociologia ed economia a Monaco di Baviera. Di soldi per tornare a casa nell’originaria Kamen, nella Ruhr, non ce ne erano. Per il riscaldamento nemmeno. Suo padre era un minatore, un lavoro che non regalava grosse opportunità. Tuttavia questo Natale sarebbe stato per l’allora ventitreenne Elmar Altvater di estremo interesse per il suo futuro di intellettuale.

Un libraio di Monaco lo aveva persuaso infatti a leggere i tre volume del Capitale di Marx. I più economici erano quelli della DDR, ancora nella loro copertina marrone. Sono state le letture di quel Natale che hanno avviato la straordinaria carriera intellettuale di Elmar Altvater. Ed è iniziata subito imparando una lezione: “Purtroppo ho scoperto che Bertolt Brecht aveva ragione quando diceva che era costoso capire Marx. Occorre comprare molta letteratura per diventare un buon marxista”, racconta Altvater intervistato nella rubrica “ZEIT Geschichte” dell’omonimo quotidiano insieme all’ormai defunto (2012) Norbert Walter, capo economista di Deutsche Bank.

Il fatto che un intellettuale apertamente autodefinitosi marxista fosse stato intervistato da un quotidiano liberale insieme a un rappresentante del grande capitale, lascia intuire facilmente la statura e il rispetto raggiunti. Altvater era un’autorità, nel senso migliore del termine, non solo nei circoli marxisti e di sinistra, ma anche nei circoli con altri interessi di classe dove le sue opinioni venivano prese egualmente sul serio.

Dopo gli studi a Monaco, dal 1968 al 1970 Altvater è stato assistente scientifico presso l’Università di Erlangen-Norimberga. È stato un periodo impegnativo. Alvater deve avere seguito la chiamata di un certo Rudi Dutschke di Erlangen. Quando i “68ers” avevano passato il loro zenit, Altvater arrivò in uno dei loro centri, Berlino. Partecipò alla “cellula assistente socialista”, fondò la rivista “Problemi della lotta di classe” – oggi Prokla – e fu attivo nell’ufficio socialista con sede a Offenbach che era un’importante associazione della nuova sinistra.

Dieci anni dopo le sue prime letture di Marx, nel 1971 Altvater divenne professore di Economia politica all’istituto Otto Suhr nella facoltà di Scienze politiche della Libera università di Berlino (Freie Universität Berlin) dove è rimasto fino al suo ritiro nel 2004. Altvater appartiene quindi, come ha scritto il giornalista tedesco Mathias Greffrath, alla “generazione degli assistenti” del 1968 che hanno scoperto il lavoro di Marx “per se stesso” e che hanno cercato di separare il messaggio del materialismo storico dalle distorsioni staliniste, ricostruendo il vero fulcro della critica marxiana all’economia politica.

Questa ricostruzione si è poi riflessa in una produzione lettararia constante. Un’opera standard di critica della globalizzazione è stato infatti il lavoro “Confini della globalizzazione” (Grenzen der Globalisierung), pubblicato nel 1996 insieme alla sua compagna Birgit Mahnkopf, apparso in ben sette edizioni.

La sua curiosità intellettuale insieme ai suoi numerosi viaggi in Sud America lo hanno portato a raccogliere sempre nuovi argomenti. Nel suo approccio, ovviamente, è rimasto fedele al metodo di Marx. Si è dedicato infatti a questioni di sviluppo capitalista, teoria dello Stato, politica di sviluppo e debito e crisi finanziaria come anche alla connessione tra economia ed ecologia. In quest’ultima area in particolare, ha determinate degli standard di riferimento nella discussione eco-marxista ed eco-socialista, condotta molto più intensamente nell’area linguistica anglosassone che in questo paese. “La questione ecologica è una questione sociale e oggi la questione sociale può essere affrontata adeguatamente solo come questione ecologica”, ha scritto nel 1992 nel “Prezzo del benessere” (Der Preis des Wohlstands).

La sinistra socialista tradizionale ha accettato questa intuizione, almeno apparentemente, solo come un’interessante teoria. Fino ad oggi la sinistra considera infatti la sfera sociale separata dalla sfera ecologica. I marxisti che parlano dello sviluppo delle forze produttive, i sindacalisti keynesiani che chiedono pacchetti di incentivi governativi, non considerano che la produzione può trasformarsi in una forza distruttrice e che una maggiore crescita economica possa portare all’inquinamento e alla distruzione dell’ambiente. Nelle parole di Altvater: “I processi economici sono trasformazioni di sostanze ed energie irreversibili che non funzionano in modo circolare, come ipotizzato nella teoria economica”.

Altvater è stato anche politicamente attivo. Tra i primi membri dell’SPD, nei primi anni 80 è stato anche coinvolto nel processo di fondazione dei Verdi. La “borghesizzazione” dei Verdi non è stata per lui motivo sufficente per lasciare il partito. Al contrario, come dichiarato da lui stesso in un’intervista, ha cercato di combattere questo processo dal suo interno. Si è dimesso dal partito solo quando i Verdi hanno preso posizione a favore della guerra in Afghanistan. I deputati “si sono fatti portare in giro per il maneggio da Joshua Fisher tirati dall’anello al naso e quasi nessuno ha provato dolore” disse Altvater. Come ultima alternative nel 2007 è entrato nella Sinistra (Die Linke), dove è stato attivo nella commissione per il programma. Oltre al coinvolgimento politico è stato anche attivo in Attac. “Devi ballare in entrambi i matrimoni – politica e società civile“ disse una volta in un’intervista.

Nel 2005 ha predetto “la fine del capitalismo come lo conosciamo” come titola l’omonimo libro (Das Ende des Kapitalismus, wie wir ihn kennen). Quello era chiaro come la luce del sole. Tre anni dopo, la crisi finanziaria globale è scoppiata con la bancarotta Lehman Brothers. Una crisi che si è trasformata in una crisi economica mondiale. Non è stata una sorpresa per Altvater. La “finanziarizzazione” del capitalismo e la sua vulnerabilità alle crisi sono da sempre state l’oggetto delle sue analisi.

Nelle sue conversazioni con Raul Zelik – che rappresentano un’eccellente introduzione al pensiero di Altvater – il punto cruciale per la “misurazione dell’utopia” è: “Noi – come nove miliardi che saremo presto – possiamo avere una vita decente, ma c’è molto che dobbiamo fare allo stesso tempo molto che dobbiamo smettere di fare. Dobbiamo trasformare la terra, renderla, per così dire, ecologica”. Che cosa intendeva dire con questo? In primo luogo, l’addio ai combustibili fossili e la transizione verso un socialismo del XXI secolo. E questo deve essere “solare, democratico e solidale”.

Altvater è morto a Berlino all’età di 79 anni. il Primo Maggio dell’anno del duecentesimo anniversario della nascita di Karl Marx. La sinistra, marxista o meno, perde una delle sue menti più brillanti.

(traduzione di Alessandro Bramucci)

 

Tratto da Neues Deutschland 03.05.2018