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Il paziente zero

Al di là del durissimo accordo Grecia-Europa, il governo Tsipras ha avviato il “contagio” democratico dell’Europa, l’unica alternativa alla dissoluzione della Ue

Per quanto finita con un accordo terribile, la lunga contrattazione della Grecia ha contagiato l’Unione. Dopo anni di austerità, l’Europa subisce l’infezione del “paziente zero” greco diventato il veicolo di un nuovo “contagio” democratico. Proprio la minuscola Grecia di Tsipras ha mostrato al mondo intero l’allergia delle istituzioni europee a una visione lungimirante del vecchio continente. Dalla scomparsa dell’asse Mitterrand-Kohl ha preso piede un modello di Europa simile a un’impresa, in cui il vertice dell’Eurogruppo è il consiglio d’amministrazione, che decide ristrutturazioni, tagli e entra direttamente nelle scelte dei rami d’impresa (nazioni) che mostrano maggiori difficoltà. Ma la visione di un Eurogruppo-impresa nelle ultime settimane ha subito un duro colpo d’immagine tra i popoli europei. Il volto di Schauble involontariamente ha contribuito alla vittoria del No in Grecia, le richieste di sottomissione tedesche, quali riforme in tre giorni o esclusione a tempo determinato dall’Euro della Grecia, hanno provocato l’isolamento politico della Germania. I leader di alcuni paesi, anche per non perdere consenso, hanno preso le distanze, primi effetti del contagio del paziente zero greco. Il comportamento di Tsipras, sempre pronto a richiamare l’Europa dei popoli ma poco consono alla disciplina di un consiglio d’amministrazione, ha contribuito a smascherare le magagne celate nella governance dell’euro. Le regole che valgono per la Grecia non sono valse per tutti i paesi a cominciare dalla Germania, a cui sono stati tolti gli oneri delle riparazioni di guerra, al salvataggio delle sue banche in deroga al trattato di Roma, fino al permanere di un attivo eccessivo della bilancia commerciale, proibito dai trattati europei.

Nei mesi di contrattazione fra la Grecia e i creditori nessun leader si è interessato realmente allo sviluppo del paese, gli interventi richiesti non hanno mai guardato a investimenti strategici come la ricerca, in caduta libera dal 2009, o non hanno voluto trovare soluzioni alla fuga di cervelli che affligge da anni la Grecia. Piuttosto hanno minato il sistema educativo e della ricerca greco per mettere ordine alle poste di bilancio del paese debitore, secondo la logica rigorosa della partita doppia. Le ‘generose offerte’ dell’Eurogruppo sono sembrate a molti le richieste di uno strozzino all’imprenditore con l’acqua alla gola, richieste finalizzate a tenerlo in vita ma impedendo ogni forma di sviluppo. Probabilmente troppi leader europei hanno pensato solo a rientrare dei soldi spesi per salvare la Grecia, assai pochi rispetto ai salvataggi bancari più recenti, senza comprendere che il rientro dal debito greco, che probabilmente potrà avvenire solo dopo un consolidamento, ha il prezzo della dignità politica dell’Europa. Il martirio greco con i suoi personaggi ha lasciato il segno ed è diventato il tratto di discontinuità fra le politiche dell’Eurogruppo di oggi e quelle di domani.

Il sacrificio di Varoufakis, reo di essere una persona schietta e integra intellettualmente, davanti alla tracotanza di Schauble, personaggio assai discutibile solo al servizio del proprio interesse nazionale sono stati un altro veicolo di trasmissione del virus greco. I partiti di sinistra moderata, fino a pochi giorni fa allineati dietro l’ortodossia dell’austerità, hanno ricominciato a recuperare la visione politica europea nascosta tra gli scaffali, spinti anche dal consenso crescente dei populismi nazionali. L’inclusione di clausole vessatorie nell’accordo proposto alla Grecia rafforzerà inevitabilmente la diffusione del contagio politico, grazie ai falchi germanici che hanno trasformato la Grecia in martire. Le prossime scadenze elettorali in Europa sconteranno proprio l’intromissione del consiglio di amministrazione dell’Eurogruppo nelle scelte democratiche dei singoli paesi. La Gran Bretagna è in procinto di allontanarsi dall’Unione, in Spagna la vittoria di Podemos potrebbe rafforzare la visione eterodossa di Europa Unita, sostenuta fino all’ultimo da Tsipras. In altri paesi i nazionalismi e la demagogia possono dare il colpo di grazia al sogno europeo, lasciando la Germania da sola nel giro di pochi anni in un’Europa in dissoluzione.

La sinistra europeista oggi è spinta a scelte difficili. Da un lato contrastare l’attuale assetto di potere in Europa con coraggio, dall’altro, le sinistre moderate e di governo dovranno rivedere in maniera profonda le proprie politiche economiche e sociali. Se queste operazioni non verranno compiute non solo la dissoluzione europea sarà inevitabile, ma anche tanti nazionalismi mai sopiti torneranno a tormentare l’Europa. Per la sinistra più radicale diventa inevitabile rimettere in discussione l’ordine europeo, favorendo il “contagio” dell’esperienza di Syriza, contestando alla radice parte dei trattati odierni per impedire nuove umiliazioni da parte delle economie più forti. Un’Europa contagiata dalla richiesta di democrazia è l’unica alternativa per lo sviluppo e la pace in un continente che ha perso identità.

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