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Dosi: Reddito di cittadinanza e flat tax? Incompatibili

Qualche aspetto positivo ma in complesso molto scetticismo: è così che vede il contratto di governo gialloverde Giovanni Dosi, professore di economia politica all’Istituto di economia del Sant’Anna di Pisa, apprezzato anche dai Cinquestelle. www.ilsole24ore.com

Reddito di cittadinanza e flat tax? «Incompatibili». La sola flat tax? «Un regalo ai ricchi». L’abolizione della Fornero? «Giusta. Ma con questo programma, diventa insostenibile». A smontare così i capisaldi del governo Lega-Cinque stelle è Giovanni Dosi, professore di economia politica all’Istituto di economia del Sant’Anna di Pisa. Esperto di innovazione e organizzazione industriale, Dosi è tra gli accademici più stimati (anche) dal movimento di Di Maio e uno dei maestri di Andrea Roventini: professore associato allo stesso Sant’Anna, «keynesiano eretico» e scelta originaria dei Cinque stelle per il ministero del Tesoro. Oggi Dosi intravede qualche spunto positivo nel contratto di governo approvato a furor di clic dalla piattaforma Rosseau, ma il bilancio resta all’insegna dello scetticismo. Soprattutto per la «dissonanza ideologica e contabile» che si è venuta a creare dopo l’alleanza con Salvini e lo slittamento a destra dell’intero programma.

Iniziamo dai piatti forti. Reddito di cittadinanza e flat tax possono convivere?
Io credo di no. Penso che il reddito di cittadinanza – che mi vede profondamente favorevole – e la flat tax siano assolutamente incompatibili dal punto di vista ideologico, ma anche dal punto di vista delle risorse. Se il reddito di cittadinanza venisse proposto come era stato fatto in origine, starebbe in piedi. Se si dichiara di farlo tagliando nel frattempo 50 miliardi di entrate fiscale (il conto della flat tax, ndr) non sta più in piedi nulla. Mi sembrava sensata la proposta di Paquale Tridico, quella che ipotizzava di finanziarlo aumentando il Pil potenziale. Ma così… Nel programma dei Cinque stelle ci sarebbero state diverse proposte condivisibili, dall’acqua pubblica al salario minimo. Ora però nel programma congiunto vediamo cose come queste, e sappiamo che non provengono da loro.

«Cose» come la flat tax? 
È un regalo ai più ricchi, oltre a essere contraria al principio costituzionale e della progressività. Rischia di creare un buco enorme. Come molti sanno non sono un estimatore dell’austerità, ma mandare al macero i conti pubblici per fare un regalo alle classi più abbienti mi sembra eccessivo. Se è realizzabile farla insieme al reddito di cittadinanza? Certo, ma allora vogliamo portare il deficit all’8% e sfasciare tutto. È una via argentina.

In compenso, le due forze si sono sempre allineate su un punto: l’abolizione della Fornero.
È una cosa da fare per una questione di giustizia. Ma come si fa a proporla istituendo misure come la flat tax? Semmai si sarebbe potuta finanziare con un aumento della tassazione sui patrimoni alti. Ci rendiamo conto che i nostri patrimoni finanziari sono tra i meno tassati di tutto l’Occidente? L’abolizione della Fornero sarebbe possibile, anche se costosa. Ma non a queste condizioni.

Il conto non si scaricherebbe sulle spalle dei più giovani?
Non ci sono evidenze empiriche di questo.

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