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Bilanci pubblici: arretra la trasparenza

Pubblicato l’Open Budget Survey 2017, il più importante rapporto mondiale indipendente su trasparenza e apertura dei bilanci degli Stati. 115 i Paesi monitorati: peggiorano i risultati rispetto alla precedente edizione, complice l’aumento delle disuguaglianze e la crisi delle finanze pubbliche

Lo scorso 30 gennaio è stata pubblicata la nuova edizione 2017 dell’Open Budget Survey, il più importante Rapporto mondiale indipendente sulla quantità e la qualità delle informazioni rese disponibili dai Governi sui conti pubblici e i bilanci statali. In particolare il Rapporto, redatto ogni due anni da esperti della società civile e coordinato dall’International Budget Partnership, valuta in modo rigoroso i livelli di trasparenza, controllo e partecipazione nei processi di formazione, approvazione e rendicontazione di bilancio.

L’Open Budget Survey, giunto ora alla settima edizione, si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul fatto che la garanzia di bilanci pubblici trasparenti ed efficienti sia precondizione essenziale per affrontare sfide urgenti come quelle legate ai cambiamenti climatici, all’aumento della povertà e delle disuguaglianze e alla corruzione. In particolare, l’obiettivo è rendere le procedure di bilancio più aperte e trasparenti e le istituzioni più responsabili nei confronti della cittadinanza, evitando che chi governa non risponda delle fondamentali scelte di bilancio che è chiamato a compiere – magari trincerandosi dietro il mantra del “non ci sono i soldi”.

La Campagna Sbilanciamoci!, alla luce dell’esperienza maturata con la pubblicazione annuale della “Controfinanziaria”, è partner dell’iniziativa dal 2010, rispondendo per l’Italia al dettagliato questionario di indagine compilato in ognuno dei 115 Paesi esaminati da esponenti indipendenti della società civile esperti di finanza pubblica. Ogni questionario è poi revisionato da un esperto anonimo, anch’esso al di fuori delle istituzioni governative, e tutti i Governi sono invitati a rivedere e commentare i risultati.

Il questionario da cui si sviluppa l’Open Budget Survey è composto da 145 indicatori volti a indagare tre dimensioni cruciali che riguardano il modo in cui i Governi si occupano della partita della finanza e dei conti pubblici:

  • la trasparenza del bilancio, ossia la quantità, il livello di dettaglio e la tempestività dei Governi nel rilasciare informazioni in questo ambito;
  • la partecipazione al processo di bilancio, che considera le opportunità fornite dalle istituzioni alla società civile e ai cittadini in generale di incidere sui processi deliberativi e decisionali in merito a come le risorse pubbliche vengono raccolte e utilizzate;
  • il controllo sul bilancio, che analizza la capacità da parte degli organismi di supervisione e vigilanza (in primo luogo, nel caso italiano, il Parlamento e la Corte dei Conti) di monitorare l’impiego delle risorse pubbliche.

Non certo incoraggianti i risultati dell’Open Budget Survey 2017: molti Governi stanno infatti riducendo la disponibilità di informazioni sul modo in cui raccolgono e spendono il denaro pubblico. Così, sul fronte della trasparenza, dal Rapporto 2017 emerge un peggioramento dei punteggi medi rispetto all’edizione del 2015: da 45/100 del 2015 a 43/100 del 2017. Nel complesso, circa tre quarti dei Paesi valutati nell’indagine non pubblicano sufficienti informazioni sul budget. Gli arretramenti più marcati si registrano nell’Africa sub-sahariana, dove in due anni i punteggi diminuiscono in media di ben 11 punti. Una tendenza negativa che trova conferma del resto in molti altri casi, ad eccezione di alcuni Stati asiatici e di Paesi come Georgia, Giordania e Messico, che registrano miglioramenti significativi. Secondo Warren Krafchik, direttore esecutivo dell’International Budget Partnership, “la stragrande maggioranza dei Paesi nel mondo potrebbe rapidamente migliorare la trasparenza, semplicemente rendendo disponibili i documenti che già di fatto producono. Dal momento che pubblicano molti altri documenti online, potrebbero senza problemi fare lo stesso anche per quelli che riguardano nello specifico il bilancio pubblico.”

Sul fronte della partecipazione, l’Open Budget Survey 2017 rivela inoltre che la maggior parte dei Paesi considerati nello studio non offre sufficienti opportunità di partecipazione pubblica al processo di bilancio sia nel permettere alla cittadinanza di avere voce in capitolo sulle decisioni con cui il Governo stanzia i fondi pubblici, sia nel consentire agli stessi cittadini di valutare i propri Governi in merito all’attuazione effettiva di queste scelte di bilancio. In particolare – e questo è certamente il riscontro più allarmante – non un solo Paese tra i 115 censiti offre opportunità di partecipazione considerate adeguate. Non a caso, il punteggio medio globale è di appena 12 punti su 100.

L’Italia rientra purtroppo nel novero degli Stati che ottengono i risultati peggiori: con soli 7 punti su 100 nell’indice sulla partecipazione al processo di bilancio, il nostro Paese si colloca cinque punti al di sotto della media globale (pari a 12 punti), mentre ad esempio il Regno Unito totalizza 57 punti, il Canada 39 e gli Stati Uniti 22 (ma ad un’analisi più approfondita del caso italiano Sbilanciamoci! dedicherà uno specifico approfondimento nei prossimi giorni). Nel Rapporto si sottolinea con forza che, senza opportunità per la partecipazione attiva dei cittadini, in particolare di quelli che appartengono ai gruppi sociali più vulnerabili, i processi di bilancio risultano inevitabilmente distorti a vantaggio degli interessi di chi dispone di maggiori risorse economiche e culturali.

Infine, oltre a considerare gli aspetti della trasparenza e della partecipazione, l’Open Budget Survey 2017 valuta anche il ruolo svolto nel processo di bilancio dalle istituzioni e dagli organi di controllo (tra cui le assemblee legislative). Il Rapporto rileva in proposito che solo 32 Paesi (il 28% del totale) possono contare su adeguate procedure di supervisione, mentre 47 Stati (il 41%) hanno procedure limitate e altri 36 (il 31%) deboli o debolissime. In questo contesto, la presenza di istituzioni di controllo indipendenti e ben organizzare e finanziate è attributo fondamentale per migliorare la pianificazione e l’attuazione delle scelte di bilancio.

Nel complesso, è necessario rimarcare il fatto che nessun Paese tra i 115 monitorati nel Rapporto 2017 abbia procedure che possono considerarsi adeguate in tutti e tre campi d’indagine presi in esame – trasparenza, partecipazione, controllo –, e questo è dovuto anche e soprattutto, secondo gli estensori del Rapporto, alla mancanza di spazi e sedi formali in cui cittadini possano effettivamente prendere la parola e confrontarsi con i Governi nei processi decisionali di bilancio.

Nel commentare i deludenti risultati dell’Open Budget Survey Warren Krafchik lancia un allarme e un appello che Governi e istituzioni farebbero bene a prendere in considerazione: “in uno scenario globale di crescenti diseguaglianze, pressioni sui media, restrizioni delle libertà civili e indebolimento della fiducia dei cittadini nei confronti dei rispettivi Governi, il calo della trasparenza dei budget statali è preoccupante. Tutti i cittadini hanno il diritto di sapere come il loro Governo raccoglie e spende i fondi pubblici. E tutti dovrebbero avere l’opportunità di prendere parte ai processi di elaborazione e controllo dei bilanci, poiché solo in questo modo si possono ottenere budget pubblici più equi e un utilizzo della spesa più efficiente. L’incapacità della maggior parte dei Governi di coinvolgere la cittadinanza nei processi di bilancio indebolisce la fiducia civica verso i governanti e mina alle fondamenta la democrazia”.

 

Scarica qui l’Open Budget Survey 2017 (pdf, in inglese)

Scarica qui la sintesi del Rapporto (pdf, in inglese)

 

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