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Via il super ticket, ora rilanciare la sanità pubblica

Dal 1° settembre, gli italiani e le italiane non dovranno più pagare il super ticket di 10 euro sulle prescrizioni di esami e analisi. E’ una richiesta che la campagna Sbilanciamoci! avanzava da anni. Ora si deve investire nella sanità pubblica con nuovi assunzioni e con un piano capillare di medicina territoriale e preventiva.

Dal 1° settembre, gli italiani e le italiane non dovranno più pagare il super ticket di 10 euro sulle prescrizioni di esami e analisi. E’ una buona notizia. E’ una richiesta che molti (tra cui la nostra campagna nelle controfinanziarie di questi anni) hanno avanzato a più riprese: un inutile e pesante balzello, che contraddiceva il principio della sanità pubblica e dell’equità sociale e fiscale. Un balzello che tra l’altro avvantaggiava la sanità privata: a volte, con il super ticket, l’esame costava meno in clinica che in un ospedale pubblico.

Dall’abolizione del super ticket dovrebbe ora riprendere slancio la battaglia e l’iniziativa per rafforzare la sanità pubblica. Grazie al dramma dell’emergenza Covid 19, sono state messe più risorse nel Servizio sanitario pubblico, avviate delle assunzioni soprattutto nel comparto infermieristico ecc., ma c’è veramente ancora molta strada da fare. 

Abbiamo ritardi enormi nei settori della medicina territoriale e nella prevenzione e il Paese soffre di grandissime diseguaglianze sanitarie. Le aspettative di vita in buona salute in Trentino Alto Adige sono superiori di quasi otto anni rispetto alla Campania. Se nasci a Reggio Emilia sei molto più “fortunato” di un connazionale a Reggio Calabria: vivrai di più e soprattutto meglio, avrai i servizi sanitari più vicini a casa, le liste d’attesa saranno meno lunghe di quelle di Reggio Calabria e non dovrai emigrare per farti curare le patologie più gravi.

Dobbiamo investire nei prossimi due anni almeno 50-60 miliardi di euro nella sanità pubblica con l’assunzione di almeno 25mila tra infermieri e medici e con un piano capillare di medicina territoriale e preventiva: presidi, unità di strada, assistenza domiciliare e sviluppo della telemedicina. Molti nostri ospedali hanno bisogno di interventi strutturali, con opere di rinnovamento e miglioramento. Investimenti sono necessari nella ricerca scientifica in campo sanitario e nelle produzioni di attrezzature sanitarie: macchinari, attrezzature tecnologiche e di precisione, equipaggiamenti, ecc.

Investire nella sanità pubblica non solo risponde al primario diritto costituzionale della salute come bene pubblico, ma è anche un modo per far crescere l’occupazione e il prodotto interno lordo, far nascere nuove imprese, potenziare la ricerca scientifica e -in questo modo- portare notevoli risparmi nella riduzione di quelle “esternalità negative” causate da una cattiva prevenzione e da servizi sanitari inefficienti. Meglio funziona la sanità pubblica e meno spese si sostengono per tutte le cure che potrebbero essere evitate o differentemente realizzate con politiche sanitarie che intervengano alla radice, in modo preventivo.

Dopo l’abolizione del super ticket questa è la strada che Sbilanciamoci! chiede al governo di seguire.

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