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L’economia globale vista dalla Cornovaglia

Il “Consenso della Cornovaglia” (dal luogo del G7 di giugno) potrebbe prendere il posto del fallimentare “Consenso di Washington” come paradigma per le politiche economiche internazionali. E’ la tesi del rapporto del G7 “Global Economic Resilience: Building Forward Better”. Banco di prova, la Cop26.

La crisi pandemica ha mostrato i limiti dell’attuale sistema economico nel fronteggiare le emergenze. La necessità di prendere le distanze dai fallimenti della visione economica dominante, e di avviare un cambio di paradigma per affrontare le sfide del presente è il messaggio più importante del rapporto “Global Economic Resilience: Building Forward Better”, curato da un gruppo di esperti per il G7.  

“Washington Consensus” era il termine utilizzato per indicare il complesso di politiche monetarie, fiscali, di tassazione e del commercio promosse per trent’anni da Fondo Monetario e Banca Mondiale con un’agenda di deregolamentazione e privatizzazioni che ha gravemente ridotto le possibilità dei governi di realizzare politiche economiche coerenti con i valori democratici e la tutela del bene comune. E’ in questa visione che troviamo la radice delle crisi attuali – economica, sociale, sanitaria, geopolitica – secondo il gruppo di esperti, a cui ha partecipato Mariana Mazzucato come rappresentante per l’Italia.

Il Rapporto ci ricorda che gli obiettivi dell’accordo di Parigi – che ci impegna a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C – sono lontani dall’essere raggiunti, e nuove evidenze mostrano come quegli stessi traguardi siano insufficienti per scongiurare conseguenze drammatiche [nota 1]. Allo stesso modo, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), già difficilmente realizzabili con l’attuale sistema di governo dell’economia, sono divenuti impossibili da raggiungere con lo scoppio della pandemia [nota 2].

In relazione alla crisi sanitaria si osserva come la proprietà e la produzione di vaccini siano concentrate in pochissime imprese multinazionali private, nonostante l’enorme ammontare di finanziamenti pubblici abbia drasticamente ridotto i rischi delle attività di ricerca e sviluppo. In questo contesto, la ridotta capacità produttiva ha portato a un accesso fortemente diseguale alla fornitura dei vaccini, con i paesi in via di sviluppo che hanno tassi di vaccinazione ancora molto bassi. La mancanza di consenso politico sul trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie sui vaccini ha fatto il resto e continua a minare la possibilità di un’efficace risposta globale alla pandemia, aumentando il rischio di varianti e aggravando ulteriormente la crisi. 

Quello che il rapporto propone è il “Consenso della Cornovaglia” (“Cornwall Consensus”, dal luogo del summit del G7 di giugno), il superamento del vecchio paradigma in favore di un nuovo approccio che, attraverso il rafforzamento del ruolo dello Stato, riesca a garantire il perseguimento degli obiettivi sociali, la costruzione di una nuova solidarietà internazionale e la riforma della governance mondiale a sostegno degli interessi collettivi. Il passaggio implica lo spostamento da un’ottica di riparazione del danno a un’ottica di preparazione: adottando le misure necessarie per proteggerci da shock e rischi futuri. Significa passare dall’intervento sui fallimenti del mercato alla creazione dei mercati necessari per affrontare le sfide del nostro tempo; affiancare politiche pre-distributive a quelle redistributive; coordinare progetti pubblico-privati mission-oriented con l’obiettivo di creare un’economia resiliente, giusta e sostenibile [nota 3]. 

Raccomandazioni

Le raccomandazioni di policy si articolano in sette aree strategiche di intervento: salute; ambiente; governance digitale; commercio; investimenti; lavoro; catene di approvvigionamento. Alcune delle raccomandazioni più importanti riguardano la salute, il recupero post-pandemia e la crisi climatica. 

Per quanto riguarda la prima si chiede di garantire l’equità nell’accesso ai vaccini, creare dei piani di emergenza pandemica e investire in modo consistente in progetti mission-oriented sulla salute. I progetti che usufruiscono del contributo pubblico e di impegni di acquisto devono prevedere una diversa ripartizione dei benefici. Questo implica un ripensamento della governance dei diritti di proprietà intellettuale, in linea con il riconoscimento della conoscenza come risultato di un processo di creazione collettivo.  

Il recupero post-pandemia dovrebbe prevedere un ammontare di investimenti del 2% di PIL più alto rispetto all’era pre-Covid, almeno fino al 2030, come proposto anche dall’economista Nicholas Stern; questo si tradurrebbe in un aumento stimato di 1000 miliardi all’anno, da utilizzare in investimenti orientati alla trasformazione dell’economia e alla risoluzione dei grandi problemi sociali del nostro tempo. 

Rispetto al cambiamento climatico, tra le proposte più importanti c’è la creazione di un “CERN per le tecnologie verdi”, ispirato all’organizzazione europea per la ricerca nucleare. Il nuovo centro di ricerca dovrebbe occuparsi di progetti mission-oriented incentrati sulla decarbonizzazione, con l’obiettivo di indirizzare investimenti pubblici e privati su ambiziose iniziative, tra cui la rimozione della CO2 e soluzioni a zero-emissioni per i settori critici come navigazione, aviazione, acciaio e cemento. Tramite la nuova istituzione si contribuirebbe alla creazione di nuovi mercati dell’energia rinnovabile e dell’economia circolare.

Inoltre, numerose raccomandazioni chiedono una ridefinizione degli standard comuni per quanto riguarda i diritti del lavoro, la governance digitale e le politiche del commercio, e vanno nella direzione di un maggior coordinamento e cooperazione.

Il Cornwall Consensus

Le proposte di policy di cui abbiamo parlato, unitamente a quelle delle altre aree strategiche, costituiscono la base per un nuovo patto sociale globale ispirato ai principi della solidarietà, dell’inclusione e della sostenibilità. Le politiche di libero mercato realizzate sotto il “Washington Consensus”, invece di migliorare la qualità e resilienza delle economie, hanno aggravato le disuguaglianze e hanno mostrato la loro inadeguatezza di fronte alla crisi climatica, alla trasformazione digitale e alla pandemia.  Il rapporto auspica una rinnovata capacità di azione degli Stati, accompagnata da un nuovo spirito di cooperazione, assegnando alla politica un ruolo fondamentale per guidare i mercati, con nuove forme di partenariato pubblico-privato e istituzioni in grado di orientare gli investimenti.

La conferenza sul cambiamento climatico (Cop26) – che si svolgerà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre – rappresenterà un importante banco di prova. I leader mondiali potranno scegliere se porre nuove basi su cui affrontare le sfide del futuro o continuare con vecchie ricette che si sono rivelate fallimentari. 

NOTE:

1 https://www.nature.com/articles/d41586-020-02002-3

2 IPCC (2021). Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change [Masson-Delmotte, V., P. Zhai, A. Pirani, S.L. Connors, C. Péan, S. Berger, N. Caud, Y. Chen, L. Goldfarb, M.I. Gomis, M. Huang, K. Leitzell, E. Lonnoy, J.B.R. Matthews, T.K. Maycock, T. Waterfield, O. Yelekçi, R. Yu, and B. Zhou (eds.)]. Cambridge University Press. 

3 Mazzucato M. (2021). A new global economic consensus. Social Europe, 14 ottobre. https://socialeurope.eu/a-new-global-economic-consensus 

 

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