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Lo scandalo della cessione del quinto

Facile e veloce, la cessione del quinto dello stipendio è l’ingresso di un tunnel per tanti lavoratori dipendenti e pensionati che non riescono altrimenti a pagarsi spese mediche e altri prestiti. Ha tassi altissimi (10%) e contenziosi. Per banche e finanziare, affari d’oro.

“La cessione del quinto oggi è una forma di prestito conveniente e sicura”. Così scrivono banche e finanziarie nelle loro newsletter e nei volantini che distribuiscono, nei bar, fuori dai luoghi di lavoro, nelle cassette della posta… In realtà la cessione del quinto è una trappola infernale in cui stanno cadendo e sono caduti alcuni milioni di italiani. L’allarme l’ha lanciato perfino Bankitalia che nella primavera scorsa ha emanato una circolare richiamando gli operatori a una maggiore trasparenza e correttezza nella gestione dei rapporti con i clienti. La crescita dei contenziosi nel 2017, saliti a 22.000, più 40% rispetto all’anno precedente ha costretto anche il compassato istituto di via Nazionale ad agire con il solito sistema della moral suasion.

Il numero dei contenziosi del 2017 è ben quattro volte il numero dei danneggiati da Banca Etruria su cui si sono versati fiumi d’inchiostro. I risultati di questa azione di moral suasion della Banca d’Italia si scontrano con il formidabile interesse di banche e finanziarie che hanno nella cessione del quinto una straordinaria risorsa per fare utili. Il tasso di interesse di questo prestito è sensibilmente superiore a qualsiasi altro. Le banche quest’anno operano con un tasso di poco inferiore al 10%. Le finanziarie un paio di punti in più. Un pensionato che dovesse contrarre un prestito di 17.000 euro ne restituirà 25.000. Un lavoratore dipendente che dovesse contrarre un prestito di 23.000 ne restituirà 30.000 facendosi trattenere 250 euro al mese per dieci anni.

Lo scorso anno sono stati erogati poco più di 5 miliardi di prestiti con questo sistema. A questi tassi siamo a un utile lordo di oltre 500 milioni. Nessuna operazione di prestito ha un simile rendimento.

Nell’ultimo triennio i lavoratori e i pensionati italiani hanno utilizzato questa risorsa per accedere al credito in modo crescente. Trecentocinquantamila nel 2015, trecentottantaquattromila nel 2017, quattrocentoventimila nel 2017.

Il 58% di chi vi ricorre sono lavoratori dipendenti del settore privato, con una età media di 43 anni. Si tratta di circa seicentomila dipendenti che hanno ottenuto questo prestito indebitandosi, mediamente per i prossimi sette anni. Per accedere al credito bisogna avere un contratto a tempo indeterminato e lavorare in aziende con più di 15 dipendenti. Questi requisiti l’hanno circa sette milioni di lavoratori. Quindi negli ultimi tre anni il 9% dei lavoratori dipendenti del settore privato ha avuto bisogno di un prestito ottenendolo con questo sistema. Se aggiungiamo i quasi 500.000 che lo avevano avuto precedentemente scopriamo che oltre il 15% dei dipendenti privati ha ceduto il quinto del proprio stipendio a condizioni quasi suicide.

Il 35% dei sottoscrittori l’ha fatto per pagare debiti pregressi. Spesso si tratta di debiti contratti in famiglia, ma non solo. E’ un dato che conferma la difficoltà di arrivare a fine mese con gli stipendi attuali. Il 35% ha bisogno di liquidità per affrontare spese impreviste, spese per malattie. Solo l’8% fa la cessione per la casa e la stessa percentuale lo richiede per l’acquisto dell’automobile. Proprio quest’ultimo dato conferma che oltre ai bisogni per chiudere debiti pregressi esiste una persistente difficoltà da parte delle famiglie a risparmiare.

La cessione del quinto, nonostante i tassi che dovrebbero scoraggiare i clienti, resta l’unica via praticabile per pensionati o dipendenti per una molteplicità di ragioni. E’ una istruttoria abbastanza veloce che permette di avere il denaro con una discreta certezza. Non ci sono indagini sulla storia creditizia del cliente e neppure sulle motivazioni della richiesta. L’accesso al credito dopo il 2008 è stato un tormento per tutti i cittadini di medio e basso reddito. La cessione di una quota dello stipendio è una garanzia incontrovertibile.

Infatti l’uscita dal contratto è piuttosto onerosa e non può essere effettuata prima di aver pagato almeno il 40% delle rate. Poi ci sono le penali. Insomma la banca o la finanziaria fanno l’affare. Il contraente tira un momentaneo respiro di sollievo ma entra in un tunnel.

La diffusione della cessione del quinto è un altro dei segnali della crisi del reddito da lavoro sempre più inadeguato a garantire una vita dignitosa a chi il lavoro ce l’ha. La crescita della sua richiesta a dieci anni dall’inizio della crisi conferma che i lavoratori dipendenti non beneficiano di alcuno scampolo della proclamata ripresa. Se anche l’anno in corso dovesse confermarsi l’aumento delle richieste saremmo di fronte a una emergenza di massa. Perché qualche milione di dipendenti pubblici e privati, di pensionati costretti ad autoridursi il salario o la pensione per far fronte alle necessità della vita sono un fenomeno di dissesto sociale.

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