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Eh sì, qui a Roma famo come ci pare

Il racconto della Roma umana e solidale a Piazza Indipendenza, prima, durante e dopo lo sgombero della settimana scorsa. “Io c’ero, non sono autoreferenziale, ma io stavo li, seduta per terra, l’unico utensile per dare una mano era il mio telefono, chiamare persone, fare rete, cercare di costituire un gruppo che potesse fornire un supporto, […]

Devo dire che, a dispetto di quello che potrebbe pensare qualche facilone, ieri gli aiuti hanno funzionato bene, la macchina della solidarietà (mi sembra si dica così) si è messa in moto fin da subito, in piazza, sui sampietrini di via Montebello, per strada, si è mangiato tanto e tanto bene, l’acqua non è mai mancata, e venivano continuamente scaricate cassette di bibite energetiche, i mediatori aiutavano a capire cosa stava succedendo, il supporto psicologico non si è mai fermato, si trovavano ovunque persone ben disposte a parlare e ad abbracciare, in molti hanno aiutato a calmare le acque e a rendere la giornata assolutamente pacifica. Per questo bisogna ringraziare tutti gli uomini e le donne, esclusivamente loro, eritrei ed etiopi di piazza indipendenza che hanno aiutato noi romani, a casa nostra, ad affrontare la vergogna di stare da anni sopra una giostra immonda che più si avvicinano le elezioni più gira velocemente. Si, ci hanno aiutato a casa nostra, noi la loro gliel’abbiamo levata.

Il palazzo di Piazza Indipendenza, abitato da 800 persone, che da anni si autogestivano in maniera eccelsa e assolutamente integrati all’interno del quartiere, è stato sgomberato all’alba del 19 agosto.

Centinaia di agenti in tenuta antisommossa si sono calati dall’alto, rompendo finestre e porte e hanno fatto irruzione in quello che forse pensavano essere un fortino inespugnabile. Probabilmente sarebbe bastato anche meno. Meno agenti, meno violenza, meno tattica spicciola. Ma siamo a Roma e dai tempi dell’Onorevole Angelina e della sua lotta per i diritti alla dignità c’era chi rispondeva “Dentro sto negozio il padrone so io e faccio come me pare”.

Eh sì, famo come ce pare.

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