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Povera auto, tutto sembra precipitare

Le vendite di auto stanno crollando e nel contempo le auto da comprare non si trovano sul mercato. Una serie di strozzature delle catene di valore, il passaggio all’elettrico, i prezzi alti dell’elettrico, ora il caro carburanti, stanno cambiando, forse strutturalmente, l’industria dell’automotive.

Le trasformazioni strutturali in atto

Non moltissimi anni fa il settore dell’auto, insieme a quello del petrolio, si ponevano al centro dell’attenzione, anche mediatica, del mondo; il glamour dell’economia era in gran parte lì; in questi due settori erano ammassati i profitti delle imprese e i tassi di espansione del fatturato, le tecniche organizzative, dal taylorismo al toyotismo, gli investimenti delle stesse imprese, l’occupazione industriale, compresa quella nell’enorme indotto, nonché le attenzioni e gli interventi dei governi. Si può dire così che ad esempio nel nostro paese le politiche pubbliche sono state guidate a lungo essenzialmente dagli interessi della Fiat da una parte, dell’Eni dall’altra. 

Non che oggi i governi non prestino attenzione al settore dell’auto, ma nella sostanza il fatto è che le coeur n’y est plus. Oggi tutti guardano altrove, alle imprese internet, al software, all’intelligenza artificiale. La sola Apple, nel 2021, ha ottenuto profitti netti pari a circa 95 miliardi di dollari, mentre il suo valore di Borsa è alle stelle e questo spiega certamente molto. 

Sembrano interessare veramente in Borsa, per quanto riguarda il settore, soltanto i nuovi produttori di auto elettriche.

Mentre oggi è attraversato strategicamente dalle più grandi trasformazioni mai registrate nella storia dello stesso a partire dai primi del Novecento, il settore automotive soffre contemporaneamente di una serie di guai in parte congiunturali, in parte strutturali di nuovo tipo, che non fanno che rendere più penosi e difficili i grande mutamenti in atto, già molto complessi per parte loro.

Ricordiamo, riepilogando in maniera molto sommaria, le principali caratteristiche degli stessi. Il centro del mercato, della produzione e delle tecnologie nel settore si va spostando rapidamente dall’Occidente all’Oriente, con al centro la Cina. Si sviluppano contemporaneamente le auto elettriche, non con la rapidità che sarebbe richiesta dai pressanti problemi di inquinamento, anche se molti industriali strepitano invece per la troppa velocità del processo, quelle a guida autonoma (questa volta con una velocità inferiore a quella che gli operatori si aspettavano, ma comunque le cose anche in questo caso marciano inesorabilmente, con grande dispiegamento di mezzi), le tecnologie digitali, che rendono sempre più importante il software delle vetture e vanno ridimensionando invece il peso dell’hardware, area dove si collocava il know-how principale del settore (si parla tra l’altro ormai dell’auto come di un telefonino a quattro ruote). E intanto si va anche configurando una possibile e totalmente differente modalità di uso della vettura, più pubblica che privata, più presa in affitto quando necessario che acquistata. 

Tali trasformazioni in atto hanno una profonda influenza su tutto l’assetto del settore, mentre si pongono rispetto ad esse enormi problemi da una parte a livello di quantità, qualità e localizzazione nei livelli di occupazione, dall’altra per l’ingresso in forze nel settore delle imprese digitali con obiettivi molto ambiziosi di dominio sia nelle vetture vere e proprie che nella componentistica, dall’altra ancora di configurazione delle politiche pubbliche di intervento per governare i processi di trasformazione, configurazione che si fa sempre più complessa e allo stesso tempo urgente. Come al solito il governo italiano sta intervenendo tardivamente e in maniera piuttosto confusa sulla questione.    

I molti fattori negativi apparentemente congiunturali

Un primo elemento di disturbo riguardo alle trasformazioni in atto è stato costituito, poco dopo lo scoppio della pandemia, dall’improvvisa mancanza di componenti elettronici, carenza che dura tutt’ora, mentre si spera che essa si possa risolvere a partire dai primi mesi del 2023. La penuria sembra originata, tra l’altro, da un crescente utilizzo dei chip nella produzione dei veicoli, nonché da un aumento della domanda anche originato da acquisti precauzionali di fronte a decisioni politiche prese a suo tempo dall’amministrazione americana, nonchè dalla lentezza con cui l’offerta è in grado di rispondere ad una crescita improvvisa delle richieste. 

Parallelamente, si è dovuto registrare lo scoppio della pandemia, che si è portato dietro le difficoltà di andare avanti per molte fabbriche, la rottura delle catene di fornitura globali, anch’essa ancora in qualche modo in atto, con la carenza in particolare di materiali e componenti per la produzione. 

Nel 2021 le vendite di auto nella UE+GB+paesi EFTA hanno apparentemente tenuto, registrando solo un modesto calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente, ma bisogna considerare che il 2020 aveva registrato un crollo delle stesse vendite rispetto al 2019, anno precedente il Covid, cosicché la riduzione nel numero delle vetture consegnate nell’area nel 2021 rispetto a quelle del 2019 è stata del 25% circa (11,774 milioni contro 15.806). 

La situazione continua a degradarsi nei primi mesi del 2022. Così in Italia nel primo trimestre di quest’anno le vendite sono ancora diminuite del 24,4% rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre il calo è del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2019. In Francia la situazione appare solo un poco meno disperata. Le vendite del primo trimestre 2022 si sono collocate nel paese al livello di -17% rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno precedente, ma registrando comunque il ventesimo mese di fila di riduzione delle stesse.  

Poi è arrivata l’Ucraina. Tra l’altro, le imprese dell’auto tedesche vi avevano decentrato la produzione dei cavi elettrici; nel paese esisteva un’impresa che occupava 7.000 persone dedicate a tale produzione. Ma a causa della guerra mancano diverse altre cose che interessano l’auto: l’acciaio, il nickel, il cobalto e chi più ne ha più ne metta. Certo, alcune di tali produzioni si potranno forse recuperare ricorrendo alla solita Cina o anche altrove, ma ci vorrà tempo e poi anche il paese asiatico ha ora i suoi problemi di Covid, con la solita rottura nelle catene di fornitura, ecc.

Nel frattempo stiamo assistendo ad un altro e parallelo rivolgimento: le auto costano sempre più care e stanno diventando un bene di lusso. I prezzi di molti materiali stanno aumentando fortemente e mancano le parti; ecco allora che le marche, anche per salvare il salvabile, si concentrano sulle vetture di lusso, con più margini, trascurando il resto. D’altro canto le vetture elettriche sono parecchio più care di quelle tradizionali, anche se con il tempo i prezzi sono calati (ma ora si registra uno stop nella tendenza, in particolare per il forte aumento dei prezzi del litio, componente essenziale delle batterie); si può allora quasi soltanto ricorrere a quelle cinesi, che costano di meno (si sa che il China price è di solito imbattibile e poi le imprese del paese controllano il 70-80% della filiera mondiale dell’auto elettrica) e che poi, anzi, con la tecnologia della Nio fanno sostanzialmente risparmiare il costo delle batteria. 

Mancava ancora, in tale situazione, soltanto una ciliegina sulla torta ed ecco arrivare un rapido e forte aumento del prezzo dei carburanti. 

Alla fine succede che le classi medie e popolari non si possono più permettere, se non con grande difficoltà, l’acquisto e il mantenimento di un’auto nuova, fatto inedito in Occidente e forse foriero di questioni rilevanti; fatto congiunturale o quanto invece di lungo periodo? Come a suo tempo per quanto riguarda i prezzi dell’abbigliamento, ci salveranno i cinesi? 

Note conclusive

Sono pochi i problemi che negli ultimi anni sono stati risparmiati al settore dell’auto. Appare a questo punto comunque difficile pronosticare quando esso riuscirà a liberarsene almeno per la gran parte. Alcune questioni sembrano destinate a risolversi in tempi relativamente brevi (entro questo anno?), quali la carenza di chip e le difficoltà logistiche, mentre per altre la previsione appare legata all’andamento di alcune variabili difficilmente controllabili, dalla durata della guerra e dei suoi strascichi, a quella del Covid e in particolare poi della capacità della Cina di rifornire il resto del mondo su di una serie di fronti, dall’efficacia infine degli interventi pubblici. 

Le conseguenze delle turbolenze in atto saranno in ogni caso selettive. Ne usciranno presumibilmente meglio a livello di case dell’auto alcuni produttori cinesi e la Tesla, mentre quelle tedesche debbono affidarsi per una parte consistente alla capacità di reggere sul mercato cinese. Infine per aziende quali Stellantis e Renault la prognosi rimane più riservata. Altrettanto chiaramente sembra evidente che entreranno in forze nel gioco alcune case digitali nell’auto e nei componenti, mentre tra i componentisti tradizionali è minacciata una strage.

Anche per quanto riguarda la salvezza del pianeta il quadro appare quanto mai incerto; con riferimento alle previsioni relative alla produzione nel mondo di auto elettriche nel 2030, esse vanno dai 28 milioni (tragedia certa) sino a 47 milioni (speranza di salvezza). Naturalmente poi dipenderà dalla volontà degli uomini se si potrà arrivare più vicini al primo piuttosto che al secondo traguardo.  

Ucraina guerra Europa

 

 

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