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Lotta di classe alla Guglielmo Tell

Stravince in Svizzera il referendum “contro le retribuzioni abusive”. Entro un anno il governo dovrà limitare poteri e retribuzioni dei manager. Così il paradiso svizzero diventa epicentro delle iniziative per ridurre le crescenti diseguaglianze economiche

Probabilmente il 3 marzo 2013 resterà una giornata memorabile, non solo nella storia della Svizzera, ma anche nella storia della politica e delle ideologie di questi decenni, come già affermano alcuni osservatori: il 100% dei cantoni svizzeri e il 68% dei votanti hanno detto sì alla iniziativa popolare di modifica della costituzione “Contro le retribuzioni abusive”, lanciata da un singolo cittadino, il piccolo imprenditore di Sciaffusa Thomas Minder.

L’attuazione della volontà del sovrano – come si dice in Svizzera – spetta ora al governo, che entro un anno dovrà modificare l’articolo 95 della Costituzione, inserendovi le vittoriose prescrizioni referendarie, che danno un nuovo e grande potere agli azionisti e riducono i poteri e forse le retribuzioni degli amministratori. La Costituzione dovrà affermare fra l’altro:

tutti gli azionisti possono votare anche con voto elettronico a distanza

– l’assemblea annuale degli azionisti vota per decidere i compensi dei membri del consiglio d’amministrazione, del presidente e dell’amministratore delegato e per eleggere e confermare ogni anno gli stessi;

le casse pensioni votano nell’interesse dei loro assicurati e rendono pubblico il loro voto

– la rappresentanza del diritto di voto da parte degli organi e per i titoli in deposito è vietata

– i membri dei vari organi non ricevono liquidazioni, altre indennità, retribuzioni anticipate, premi per acquisizioni e vendite di ditte e contratti supplementari di consulenza o di lavoro da parte di società del gruppo

– l’infrazione delle disposizioni precedenti è punita con la pena detentiva fino a tre anni e con la pena pecuniaria fino a sei retribuzioni annuali.

Da anni la “Minder-Initiative” – dal nome del suo promotore – detta anche Abzocker Initiative (“Iniziativa contro i profittatori”) era molto popolare nel Paese.

Eppure l’intero governo e una grande maggioranza del parlamento e dei partiti, hanno condotto una tenace campagna per il no. Economie suisse, la confindustria elvetica, ha sperperato 8 milioni di franchi – un record storico – riempiendo la Svizzera di inutili manifesti. Minder e i suoi sostenitori sono invece riusciti a convincere 7 votanti su 10 con i modesti 200.000 franchi del loro budget.

Daniel Vasella, 72 milioni di franchi per non far niente

Come ha scritto un editorialista sull’imminente referendum “8 milioni non possono niente contro 72 milioni”. Quest’ultimo è il “compenso” (!) che fino a due settimane fa Daniel Vasella, il presidente uscente di Novartis, avrebbe dovuto ricevere in sei anni, in cambio dell’impegno a non lavorare per la concorrenza – peraltro dopo che il suo ultimo stipendio annuo era stato di 40 milioni. Scoperto da un hacker e divulgato come prima notizia in stampa e telegiornali, lo stipendio di “72 milioni per non far niente” di Vasella ha dominato i media per due settimane, infiammando ulteriormente il sentimento di indignazione che da dieci anni la grande maggioranza degli svizzeri nutre verso retribuzioni annue dei manager che vanno dai 10 ai 150 milioni franchi.

Il 22 febbraio Vasella si è piegato allo sdegno popolare e ha annunciato davanti all’assemblea degli azionisti che rinunciava ai 72 milioni e che aveva sbagliato ad accettarli. Troppo tardi.

Forse sono proprio le parole di dieci giorni fa dello stesso Vasella davanti a 2000 dei suoi azionisti quelle che oggi meglio spiegano perché il sì “Contro le retribuzioni abusive” ha vinto con la percentuale del 68%, record storico in Svizzera: “Da questa vicenda traggo una conseguenza positiva: la trasparenza è il più importante fattore regolativo dei salari dei manager, anche in assenza di leggi dello Stato.”

Prosperi e felici, ma contrari alle disuguaglianze economiche crescenti

La Svizzera è ai primissimi posti nelle classifiche di prosperità e felicità dei suoi abitanti e gode da decenni di tassi di disoccupazione sotto il 2-4%. Eppure è proprio la Svizzera l’epicentro mondiale delle iniziative per ridurre i divari di reddito e di patrimonio che crescono da 30 anni nei Paesi industriali.

In autunno, infatti, seguirà un secondo referendum costituzionale, quello sulla iniziativa popolare “1:12 per salari equi”. In inverno seguirà un terzo referendum costituzionale per introdurre una tassa di successione del 20% sulle eredità superiori a 2 milioni di franchi. (http://www.erbschaftssteuerreform.ch/it- )

L’ostilità degli Svizzeri all’aumento delle diseguaglianze economiche dimostra la fragilità della teoria del “trickle down”, secondo la quale tutti i ceti meno abbienti profittano almeno un poco, se i più abbienti accrescono (anche moltissimo) i loro redditi – anche se oltre ogni misura e merito. In teoria potrebbe anche essere vero che gli svizzeri meno abbienti stiano oggettivamente un poco meglio proprio grazie al fatto che i più abbienti raddoppino redditi e patrimoni ogni dieci anni. Ma i tre quarti degli svizzeri non ne sono convinti, o comunque ritengono inaccettabile questa dinamica sociale.

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