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Le materie prime critiche e strategiche: una sinossi

Le materie prime critiche e quelle strategiche sono essenziali per lo sviluppo industriale e la transizione ecologica, ad esempio per la produzione di batterie e motori elettrici nel settore automotive. Ma cosa sono in particolare? E qual è il quadro normativo che le regola in Europa e in Italia?

Il nostro continente è nel complesso povero di materie prime, e questo ha sempre scatenato tensioni portando all’insorgenza di conflitti politici ed economici per l’accaparramento delle risorse, dagli imperi coloniali alla situazione geopolitica attuale. Ma cosa sono davvero le materie prime? E perché sono determinanti per lo sviluppo industriale e la transizione ecologica e digitale?

Le materie prime e le iniziative europee

Mai come oggi le materie prime, anche quelle non alimentari e non energetiche, sono indispensabili per la vita e l’economia delle nazioni. In particolare, esse sono cruciali per l’agognata transizione ecologica e digitale, basti pensare ad esempio allo sviluppo dell’energia rinnovabile con la produzione di pannelli fotovoltaici e turbine eoliche, oppure delle batterie dei veicoli elettrici e ibridi.

La Commissione europea ha lanciato, già nel 2008, l’Iniziativa Materie Prime, con l’obiettivo di limitare la dipendenza dalle importazioni di tali materie dall’estero, proponendo una strategia per l’ottimizzazione delle risorse in-house fondata su tre pilatri: estrazione primaria sostenibile, riciclo e sostituzione. Dal 2011, inoltre, la Commissione stila ogni tre anni una lista che definisce “critiche” quelle materie prime che superano una determinata soglia calcolata sulla base di due parametri.

Il primo è quello del rischio approvvigionamento, che dipende dalla concentrazione della materia prima in Paesi extra europei con situazioni politiche instabili, ma anche dalla possibilità che la materia prima possa essere sostituita da altre non critiche e/o recuperata da prodotti a fine vita. Il secondo parametro è riferito invece all’importanza economica, che dipende dalla necessità di tali materie per la realizzazione di beni ormai divenuti indispensabili per le nostre economie. Pertanto, questo parametro non è legato al valore economico intrinseco della materia prima considerata nella lista.

Nel 2023, accanto alla sopra citata lista delle Critical Raw Materials (CRMs) è stata pubblicata, per la prima volta, la lista delle Strategic Raw Materials (SRMs, le materie prime strategiche), che vengono classificate come quelle materie che, indipendentemente dalla loro criticità, sono essenziali alla transizione ecologica e digitale e/o per la difesa e l’aerospazio.

Il framework normativo

Dallo scorso anno il problema dell’approvvigionamento di materie prime nell’Unione europea è oggetto di uno specifico Regolamento comunitario, il Regolamento (EU) 2024/1252, meglio noto come Critical Raw Materials Act (CRMA): pubblicato per la prima volta dalla Commissione europea il 16 marzo 2023, dopo un lungo negoziato, è entrato in vigore il 23 maggio 2024. Tra i suoi obiettivi generali vi sono l’aumento e la diversificazione dell’approvvigionamento delle materie prime critiche dell’Ue; il rafforzamento della circolarità, incluso il riciclo; il sostegno alla ricerca e all’innovazione in tema di efficienza delle risorse e sviluppo di sostituti.

Il Critical Raw Materials Act stabilisce inoltre specifici target da conseguire al 2030:

  • almeno il 10% del consumo annuo di materie prime critiche dell’Unione europea deve provenire da estrazioni all’interno della stessa Ue;
  • almeno il 40% del consumo annuo di materie prime critiche dell’Unione europea deve provenire da processi di trasformazione all’interno della stessa Ue;
  • almeno il 25% del consumo annuo di materie prime critiche dell’Unione europea deve provenire da riciclaggio interno.

Tra le principali modifiche introdotte a seguito del negoziato del testo del suddetto Regolamento, occorre sottolineare l’introduzione di Bauxite/Allumina/Alluminio, già considerata materia prima critica (CRM), ma inizialmente non prevista anche come materia prima strategica (SRM). Inoltre, il Regolamento ha introdotto per la prima volta i cosiddetti Progetti Strategici, volti a garantire un approvvigionamento sostenibile e sicuro di CRMs e SRMs e caratterizzati – alla luce della loro strategicità – da uno status di alta priorità che garantisce loro una serie di vantaggi sotto il profilo autorizzativo e procedurale. In particolare, il tempo di autorizzazione viene così fissato in massimo 27 mesi nel caso di progetti di estrazione e in massimo 15 mesi nel caso di progetti di lavorazione e riciclo (contro 10-15 anni). Al contempo, il limite massimo del periodo di consultazione pubblica sulla valutazione dell’impatto ambientale di tali progetti viene stabilito in 90 giorni. Queste procedure semplificate previste dal Regolamento dovrebbero portare a un incremento di affidabilità per gli investitori e, a cascata, a un più rapido e sicuro accesso ai finanziamenti.

Tuttavia, affinché un progetto possa ottenere lo status di alta priorità, con tutti i vantaggi a questo connessi, esso deve assicurare un contributo significativo all’approvvigionamento sicuro di materie prime strategiche nell’Unione europea, risultare tecnicamente fattibile entro un lasso di tempo ragionevole, garantire una stima del volume di produzione con un livello di sicurezza sufficiente, ed essere implementato in modo sostenibile.

Per quanto riguarda il recepimento della normativa comunitaria, a valle dell’entrata in vigore del Critical Raw Materials Act il Governo italiano ha emanato un primo Decreto legislativo sulle materie prime, intitolato “Disposizioni urgenti sulle materie prime critiche di interesse strategico” (DL84/20024) e convertito in legge l’8 agosto 2024.

Il decreto ha lo scopo di rilanciare il settore minerario italiano attraverso procedure semplificate per gli iter autorizzativi dei progetti strategici. A tal fine, si attribuisce all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) il compito di elaborare il Programma nazionale di esplorazione sulla base di una convenzione stipulata con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, procedendo a un aggiornamento della nostra carta mineraria.

Inoltre il decreto, tra le altre disposizioni, istituisce il Comitato tecnico per le materie prime critiche e strategiche, che avrà anche il compito di “orientare e facilitare i promotori dei progetti durante le attività riguardanti tutte le diverse fasi della catena del valore, ossia, estrazione, trasformazione e riciclo”.

Le materie prime e il settore automotive

Come è noto, l’automotive sta attraversando in Europa una fase di grave crisi legata a diversi fattori economici e di strategia complessiva. In questo contesto il settore è anche impattato – ciò che del resto avviene anche per altri comparti industriali – dal problema dell’approvvigionamento e dell’utilizzo delle materie prime: sono infatti numerosi i prodotti utilizzati che includono materie prime critiche e strategiche e che sono indispensabili nel processo industriale e tecnologico di transizione ecologica verso l’elettrificazione del trasporto su strada.

Tra queste materie vi sono in particolare, per le batterie, litio (critico e strategico), cobalto (critico e strategico), alluminio (critico e strategico), manganese (critico e strategico), fosforo (critico, ma non strategico) e nickel (strategico, ma non critico). Per i motori elettrici, si annoverano inoltre leterre rare (critiche e strategiche).

In tema di batterie elettriche si possono fare diverse considerazioni. Innanzitutto, l’utilizzo di catodi con contenuto di nichel più elevato ha consentito di ridurre l’utilizzo di cobalto, ovvero il componente metallico più costoso nelle stesse batterie, nonché classificato cancerogeno di categoria 1b. Inoltre, anche se ad oggi le batterie con catodo ad alto contenuto di nichel rimangono dominanti sotto il profilo tecnologico, quelle al litio-ferro-fosfato sono in crescita (al momento, tuttavia, il fosforo non è nell’elenco delle materie prime strategiche, pur essendo materia prima critica).

La produzione dei veicoli è inoltre legata all’importazione di gomma naturale, fronte su cui – anche in questo caso – l’Unione europea è fortemente dipendente da Paesi extra Ue. Tuttavia, tale materia prima non è più considerata critica dal 2023: a spiegare il “declassamento” è l’abbassamento del livello di rischio di approvvigionamento (rimane invariato invece quello di importanza economica).

A sua volta, tale diminuzione è dovuta all’incremento della percentuale di riciclo della gomma naturale a livello europeo, passata dall’1% del 2020 al 5% del 2023. Si tratta di un piccolo, ma significativo esempio di come le nostre miniere urbane, prodotti a fine vita che contengono materie prime critiche, possano potenzialmente contribuire in modo significativo al rilancio di alcuni settori industriali in una chiave di sostenibilità ambientale.

* Dipartimento di Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali ENEA. L’articolo riprende parte della relazione della Dott.ssa De Carolis al gruppo di lavoro sulle materie prime critiche e strategiche in occasione del convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro “Mobilità sostenibile al lavoro” (Torino, 13-14 marzo 2025). Scarica qui le slides della presentazione.