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La Via Maestra del no al Referendum

Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia riguarda l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della magistratura. Per questo la società civile si mobilita per difendere la Costituzione e dire NO al referendum.

Entro la primavera di quest’anno si terrà il referendum costituzionale sulla cosiddetta riforma della giustizia. In realtà non è un referendum sulla giustizia, ma sulla magistratura. La riforma non renderà più veloce i processi, né migliorerà il nostro sistema giudiziario. Semplicemente metterà le mani sui magistrati (separazione delle carriere, che di fatto già c’è) e sui loro meccanismi di autogoverno (Consiglio superiore della magistratura). Con un unico scopo: rendere più debole il potere giudiziario e i magistrati, metterli sotto controllo dell’esecutivo. Non succede solo in Italia, ma anche in altri Paesi (come gli Stati Uniti, Israele e Ungheria) si prova a mettere le briglie al potere giudiziario per evitare che si occupi dei reati commessi, nell’ambito delle loro attività, dai governi.

Non è un fatto isolato e non riguarda solo i giudici. Anche nel nostro Paese si vuole mettere sotto controllo l’informazione (con la censura), la partecipazione democratica (con il “decreto sicurezza”) e il sistema parlamentare (con la cosiddetta riforma del “premierato”). In sostanza si vogliono restringere gli spazi di democrazia, i sistemi di controllo e di garanzia e permettere all’esecutivo di esercitare un potere senza limiti. Ecco perché il referendum sui magistrati non è questione di poco conto o marginale: si tratta di un tema centrale che ha a che vedere con lo stato di diritto e l’equilibrio dei poteri, senza il quale – in democrazia – non ci sono tutele e garanzie per i cittadini.

Ecco perché la Via Maestra (promossa da tante organizzazioni, tra cui Sbilanciamoci! e nata per difendere e promuovere la nostra Costituzione) ha deciso – insieme a tanti altri: CGIL e molte organizzazioni – di promuovere un comitato della società civile per il NO al referendum, di cui fanno parte tante associazioni e anche personalità come Giovanni Bachelet (che lo presiede), Gaetano Azzariti, Benedetta Tobagi, Rosy Bindi, Silvia Albano. C’è una raccolta di firme in corso per lo svolgimento del voto (https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open): il referendum si terrà comunque, ma la raccolta di firme serve per dare sostegno alla campagna per il NO. Anche altri comitati si stanno attivando, tra cui quello dell’Associazione nazionale dei magistrati e dei partiti.

Ecco perché, pur non essendoci mai occupati di giustizia e di riforma del sistema giudiziario, riteniamo importante essere presenti e dire la nostra in questo confronto così decisivo sugli equilibri della nostra Costituzione: le garanzie e i diritti dei cittadini sono fondamentali, anche per chi come noi si occupa di un’economia diversa e di un modello di sviluppo sostenibile. La partecipazione è sempre un dovere, soprattutto quando sono in gioco i principi e i fondamenti costituzionali della nostra democrazia.