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A cosa serve il “public procurement”

Il public procurement può incidere, agendo dal lato della domanda, sia sui livelli di attività sia sulla composizione della struttura produttiva. Usa e Giappone lo hanno largamente usato in funzione anticiclica e anche l’Unione europea potrebbe farne un uso strategico www.eticaeconomia.it

Il termine public procurement (PP) è utilizzato per identificare quella parte di spesa pubblica destinata all’acquisto diretto di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione e rappresenta una leva di politica economica di particolare rilievo. Il PP può essere utilizzato come strumento di policy per conseguire diversi obiettivi: stimolare il livello di attività economica e creare occupazione, proteggere le imprese nazionali dalla competizione globale favorendone gli investimenti e la crescita, aumentare la competitività dei “campioni nazionali” e la loro capacità innovativa, diminuire le disparità regionali (Edquist e Hommen, inPublic Technology Procurement and Innovation,  a cura di Edquist et al., Kluwer Academic 2000).Tale ruolo strategico risulta essere particolarmente importante nell’attuale contesto economico.La crisi del 2008, infatti, ha generato una forte contrazione dei livelli di attività(specie nella manifattura), con riduzioni della capacità produttiva che, in paesi come l’Italia o la Spagna, hanno raggiunto picchi del 25% (Cirillo e Guarascio, “Jobs and Competitiveness in a Polarised Europe”, Intereconomics,  2015).

Non tutti i paesi hanno adottato la stessa strategia di risposta alla crisi, tuttavia. Negli Stati Uniti, la caduta del PIL è stata rapidamente invertita anche grazie ad un largo ricorso al PP. Un PP orientato all’ammodernamento delle infrastrutture, allo sviluppo dei settori verdi e ad alto contenuto tecnologico. Inoltre, gli USA hanno massimizzato l’impatto del PP, sia dal punto di vista occupazionale sia dello stimolo alla crescita ed all’innovazione, attraverso una strategia di ‘protezione’ dello stesso PP. La buy american strategy, lanciata da Obama nel 2009,ha infatti direttogli acquisti della pubblica amministrazione statunitense verso i beni e servizi prodotti all’interno dell’economia USA.

L’Unione Europea ha adottato una strategia di politica economica diametralmente opposta a quella USA. Da un lato,politiche di carattere deflattivo tese al consolidamento dei bilanci pubblici hanno determinato una riduzione della domanda pubblica. Dall’altro, la UE non ha adottato alcuna misura di protezione del PP continuando, al contrario, a seguire un’ impostazione di apertura internazionale che non prevede vincoli all’import penetration sul PP. Questa impostazione si fonda sull’assunto che la concorrenza tra produttori nazionali ed esteri garantirebbe una maggiore efficienza della spesa pubblica determinando, come conseguenza, risparmi per la finanza pubblica a parità di beni e servizi domandati.

Il primo dato che qui evidenziamo concerne la rilevanza degli acquisti diretti di beni e servizi da parte del settore pubblico.Effettuando un confronto tra diversi paesi prima e dopo la crisi, il peso della domanda pubblica come componente della domanda aggregata risulta essere significativo in tutti i principali paesi OCSE. Per l’UE nel suo complesso, nel 2011, il 16,3% della domanda complessiva dell’economia è generata dal settore pubblico, mentre negli USA la quota è del 15,9%. Tra i paesi con maggiore incidenza della domanda pubblica troviamo il Regno Unito (19,9%), la Danimarca (18,3%) e il Brasile (17,9%).Le tre principali economie europee (EU3), Italia, Germania e Francia,registrano percentuali rispettivamente del 13,9%, 12,5% e 15,5%.

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