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Il benessere a misura di legge

La proposta di 52 deputati di diverse forze politiche: sostituire il Pil con il Bes, calcolare l’impatto ambientale

Alcune settimane fa 52 deputati di diverse forze politiche (tra cui anche i presidenti delle commissioni Ambiente e Bilancio della Camera) hanno depositato una proposta di legge per l’introduzione degli indicatori di benessere nelle politiche pubbliche (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0029790.pdf).

Obiettivo di questa proposta di legge è di introdurre gli indicatori di benessere, di sostenibilità ambientale, di qualità sociale e di parità di genere quali strumenti previsti dalla normativa nazionale nell’elaborazione, nell’adozione e nella valutazione delle politiche pubbliche affinché esse possano essere efficaci nel migliorare le condizioni di benessere per il Paese nel suo complesso.

Punto fondamentale della riflessione -ancora attuale- è proprio questo: gli indicatori di benessere non rappresentano semplicemente un’esigenza tecnica e scientifica (misurare meglio il benessere ed avere così un quadro più chiaro delle condizioni materiali e sociali della popolazione di una comunità), ma hanno un senso se sono uno strumento teorico ed operativo per le politiche pubbliche, se servono ad orientarle alle finalità del benessere della società.

Va ricordato che il nostro paese, con la riforma della contabilità pubblica – il cui ultimo atto è rappresentato dalla legge 196/2009 “Legge di contabilità e finanza pubblica” – si cimenta – in modo assai parziale – con un quadro di obiettivi e indicatori associati ai programmi di spesa e questo potrebbe costituire un efficace strumento di accompagnamento del bilancio utile alla programmazione e verifica dell’impiego delle risorse pubbliche. È altresì importante che i documenti di programmazione economica e di bilancio (la Relazione sull’economia e la finanza pubblica, la Decisione di finanza pubblica, la Legge di stabilità, ecc.) si basino sulla considerazione di un più completo set di informazioni e indicatori, rappresentativi di tutti gli aspetti del benessere, per la formulazione delle politiche, per indirizzare gli interventi economico-finanziari e per determinare obiettivi di breve, medio e lungo termine.

Ma tutto questo non basta; è insufficiente.

Ecco allora il senso di una proposta di legge che -sulla base dell’esperienza fatta da Istat e Cnel con il BES (Benessere Equo e Sostenibile) – ripropone l’urgenza dell’introduzione di un utilizzo organico degli indicatori di benessere nelle politiche pubbliche. La filosofia di una politica pubblica fondata sugli indicatori di benessere è radicalmente alternativa all’impostazione di una politica liberista fondata su obiettivi macroeconomici astratti e subalterni alla logica della finanza e del mercato.

Il progetto di legge prevede sei articoli. Nel primo articolo si prevede l’uso di indicatori di benessere, di sostenibilità ambientale, di qualità sociale e di parità di genere per orientare le politiche pubbliche. Nel secondo articolo si prevede che gli indicatori che compongono il BES (Benessere Equo e Sostenibile) siano utilizzati nella produzione legislativa, a partire dalla legge di bilancio, ed in tutti i documenti di programmazione economica (a partire dal DEF) e di organizzazione di spesa nei ministeri (missioni, ecc.). Nel terzo articolo si prevede in modo specifico di utilizzare all’atto della presentazione dei progetti di legge, delle relazioni tecniche che utilizzino ex ante gli indicatori di benessere del BES. Nel quarto articolo si prevede l’introduzione della contabilità ambientale con lo scopo di misurare l’impatto ambientale dei provvedimenti emanati. Nel quinto articolo si prevede l’introduzione del Gender Auditing o del bilancio di genere. Nel sesto articolo, infine, si fa riferimento al programma comunitario “Europa 2020”, prevedendo di rendere più stringente il quadro del raggiungimento degli obiettivi, anche grazie ad appositi stanziamenti di spesa pubblica legati a quegli obiettivi.

Tendenzialmente c’è un vasto consenso su questa proposta di legge, anche se bisognerà vedere se ci sarà la volontà di tutte le forze politiche di calendarizzarne la discussione e approvarla in tempi ragionevoli. Si tratterebbe di un passo in avanti considerevole nella direzione non solo di una diversa concezione del benessere e del modello di sviluppo alternativo a quello neoliberista, ma anche di uno strumento importante per orientare la spesa pubblica in senso più efficace e rispondente ai bisogni sociali e ai diritti dei cittadini.

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