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Mobilità, lo snodo della post pandemia

Non solo auto elettrica per la concessione di prestiti a Fca, ma Alitalia, Autostrade, Ferrovie, Fincantieri, logistica, e-commerce. Sono molti i dossier che si incastrano nel settore dei trasporti, attraversato da cambiamenti epocali per la pandemia. Apriamo un dibattito.

Le sfide post pandemia che aspettano il settore dei trasporti

Il sistema dei trasporti non si è mai fermato durante il periodo di lockdown. Ciononostante si sono registrate dinamiche opposte tra trasporto delle persone e trasporto delle merci, con un sostanziale stop del primo e un incremento del secondo. Tale caratteristica si conferma anche nella cosiddetta fase della ripartenza, sebbene in ordine opposto: con un rallentamento del trasporto delle merci (per la prima volta a fine maggio si è fermato il terminal container del porto di Genova) e una lenta e graduale ripresa della mobilità delle persone.

La pandemia potrebbe modificare in profondità, e con effetti di lungo periodo, le dinamiche dei trasporti delle merci e delle persone. Prima il Paese e le istituzioni se ne renderanno conto, e prima si potrà iniziare una discussione che provi a mettere in campo misure strutturali per evitare di subire le trasformazioni, ma, anzi, provando a utilizzare la ripartenza come occasione per ridiscutere il modello produttivo, sociale e istituzionale dei trasporti nel nostro Paese. 

Servono, per il rilancio del settore della mobilità, investimenti pubblici e privati. E scelte a tutto campo di politica industriale che coinvolgano il sistema ed anche l’industria dei trasporti. Noi come sindacato abbiamo iniziato a ragionarci all’interno della nostra organizzazione confederale, con il coinvolgimento e il contributo fondamentale dei lavoratori e delle lavoratrici dei nostri settori.

Il trasporto delle persone 

Sul fronte del trasporto pubblico si rischia, per la prima volta dopo molti anni, di assistere ad un’inversione del trend di crescita, con una riduzione del numero di persone trasportate. Questo non dipende dall’impatto del Covid-19, che prima o poi ci auguriamo possa essere superato, quanto piuttosto da due conseguenze scaturite dal virus e che, presumibilmente, potrebbero durare a lungo. Mi riferisco all’impatto sul turismo e all’allargamento dell’utilizzo di forme di telelavoro e smart working. 

Sul turismo, si tratterà di capire se e quando i flussi, soprattutto internazionali, torneranno ai livelli pre crisi, sapendo però che ci si prepara ad una fase ancora lunga di incertezza. L’impatto del telelavoro e dello smart working invece potrebbe rivelarsi un elemento strutturale, con il quale il trasporto delle persone si troverà a fare i conti. Su quest’ultimo fenomeno, in particolare, ci sono visioni differenti, eppure i dati in nostro possesso sono abbastanza chiari. Non si deve pensare solo a quante aziende svilupperanno forme di lavoro da remoto, spesso appezzato anche dai lavoratori, incidendo sulla mobilità nelle città, ma anche a quanti utilizzeranno queste telemodalità in sostituzione di riunioni di vario genere, precedentemente fatte in presenza. Pensate a tutti quei viaggiatori che si spostavano sull’asse dell’alta velocità Torino-Milano-Roma anche solo per partecipare a riunioni. È piuttosto evidente che il mercato si orienterà verso il risparmio e in questo caso il risparmio ricadrà soprattutto sulle spese di trasporto. 

Se tali dinamiche fossero confermate, nei fatti ci troveremmo di fronte ad una trasformazione che non può trovare risposte in risorse erogate una tantum ma solo accettando la nuova sfida. Quella di spostare verso la mobilità collettiva quella quota di lavoratori che continueranno a muoversi e quel 50 % di domanda di trasporto non derivante da motivi di lavoro. Ciò, però, significa un ridisegno complessivo del sistema dei trasporti, che ragioni in termini di mobilità integrata, indipendentemente dal mezzo, mettendo assieme auto, treni, mezzi pubblici e micro mobilità (bici, monopattini…) includendo e rafforzando le forme di sharing già diffuse su auto e biciclette. L’obiettivo deve essere spostare da A a B il viaggiatore consentendogli una pluralità di soluzioni integrate.

Per farlo servono molte cose:

  1. Cabine di regia regionali, che vedano assieme tutti gli attori della mobilità e della programmazione (Regioni, Aree metropolitane, Comuni, parti sociali) e che possono essere il luogo nel quale concretizzare le scelte, tenendo conto delle peculiarità territoriali e rendendo coerenti le azioni tra modulazione della domanda e dell’offerta.
  2. Rivedere la politica industriale nel settore. Le dimensioni piccole e la forte frammentazione delle imprese rappresentano un ostacolo alla gestione di questa trasformazione, sia in termini di capacità di investimento, che di gestione dell’offerta integrata. Questo significa anche avere player nazionali in grado di fare da architrave al nuovo sistema di riorganizzazione.
  3. Politiche tariffarie integrate. Si potrebbe pensare a una tessera unica per potere utilizzare i diversi mezzi di trasporto.
  4. Investimenti tecnologici su specifiche App in grado di canalizzare la domanda in maniera semplice.

Il trasporto delle merci 

L’esplosione dell’e-commerce durante la fase di lockdown ha determinato una nuova centralità nel sistema del trasporto per questi lavoratori. Un fenomeno già in crescita esponenziale che ha subito un’ulteriore accelerata durante la pandemia e che difficilmente scenderà di molto ma anzi potrebbe mantenere un livello di strutturalità importante. 

Si tratta di prenderne atto, provando a governarne gli effetti, anche qui con interventi di lungo periodo:

  1. Sarebbe utile pensare ad uno stimolo alla conversione dei mezzi per la distribuzione delle merci in città verso le forme ibride o elettriche, determinando un incentivo importante verso gli investimenti nel settore dell’automotive nazionale.
  2. Lo sviluppo dell’e-commerce deve portare a veri e propri piani logistici delle città. Dislocamento dei magazzini logistici, tempi e modalità di distribuzione delle merci. Può essere un’occasione importante di ridisegno dello spazio urbano.
  3. Se questi lavoratori sono diventati essenziali per il Paese, vanno trattati come tali. Non per una rivendicazione solo salariale. Si tratta di mettere mano a catene di appalti e subappalti sul piano della legalità e del rispetto del contratto e dei diritti delle persone che lavorano.
  4. Anche in questo ambito, così strategico, è necessario ragionare sulla debolezza del Paese di fronte all’assenza di player nazionali di settore e alla presenza di soggetti spesso di derivazione pubblica di altri Stati, come nel trasporto delle merci sono le multinazionali Dhl, Gls, Tnt.

E’ una grande occasione per i lavoratori, le imprese, l’ambiente ed il sistema produttivo italiano.

Il ruolo dello Stato 

A monte di tutto deve ovviamente esserci una legislazione nazionale di supporto e un indirizzo delle risorse che spinga verso questo disegno. Si deve al più presto superare la fase, pur necessaria, di supporto al settore, per passare ad una fase di intervento organico. E questo riguarda anche il tentativo di definire gli ambiti nei quali è utile e necessario favorire la nascita di player nazionali, in grado di essere l’architrave sul quale provare a ridefinire il modello industriale del settore, adeguandolo alla nuova necessità. In questo senso gli interventi di nazionalizzazione non possono essere visti come un fine, ma come uno degli strumenti a disposizione per generare questi soggetti.

Alitalia 

Alitalia è sicuramente uno dei player sul quale si può puntare nel settore aereo. Essa ha garantito, per il nostro Paese nella fase di lockdown un servizio pubblico, assicurando gli spostamenti dei nostri cittadini rimasti bloccati all’estero.

Per Alitalia ora si apre un’occasione unica e irripetibile, soprattutto per le condizioni che l’Europa oggi potrebbe concedere e per gli spazi che si possono aprire nel quadro di totale blocco del sistema. I 3 miliardi previsti devono essere usati per specifici investimenti in aeromobili, a supporto di un piano industriale che punti ad utilizzare gli spazi di mercato del lungo raggio. Si dovrà agire anche con una razionalizzazione del sistema di trasporto in una logica di non sovrapposizione eccessiva tra treno e aereo per le tratte nazionali. 

La norma che prevede l’applicazione del contratto nazionale di settore come riferimento minimo per coloro che operano in Italia, rappresenta un elemento fondamentale per una concorrenza che non scarica i costi sul lavoro. Una norma che non è punitiva verso le low cost, alcune delle quali applicano infatti un contratto nazionale, sottoscritto dai sindacati confederali, a dimostrazione della compatibilità tra giusti trattamenti verso i lavoratori e modello low cost.

Ovviamente il sindacato apre anche alla possibilità di rivedere piano aeroporti, il cui modello industriale deve essere definito dal Paese e non dalle compagnie aeree. 

Siamo quindi in un periodo denso di complicazioni ma anche di opportunità di fronte alle quali sarebbe necessario un patto tra forze sociali (e governo) che consenta di evitare l’esplodere di ingovernabili tensioni sociali e di cambiare il settore avendo, per una volta, una visione lunga del nostro futuro. La sfida post coronavirus in fondo è tutta qui. 

Piano Fiom-Filt-Cgil sul nodo della mobilità come fulcro 

Dunque servono per il rilancio del settore della mobilità investimenti pubblici e privati e scelte a tutto campo sulla politica industriale del Paese che coinvolgano sistema ed anche industria dei trasporti. Noi ne abbiamo iniziato a ragionare al nostro interno con la Cgil e la Fiom, con il coinvolgimento e il contributo fondamentale dei lavoratori e delle lavoratrici dei nostri settori. Per “riprogettare il Paese”, costruire una “nuova Italia”, trasporti e mobilità rivestono un ruolo cruciale.

*Segretario generale Filt Cgil

Materiali:

Convegno di Torino tra Fiom e Sbilanciamoci sulla mobilità sostenibile: https://www.fiom-cgil.it/net/index.php/comunicazione/zoom/7227-la-giusta-transizione-per-la-mobilita-sostenibile

“Trasporti bene comune”, video intervista al segretario generale Filt Cgil, Stefano Malorgio: https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2020/05/27/video/trasporto_bene_comune-83736/

Registrazione su Radio radicale della tavola rotonda tra Francesca Re David, segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil e Stefano Malorgio, segretario generale della Filt dal titolo “Dove andiamo, Trasporti al lavoro: costruiamo oggi la mobilità di domani”: https://www.radioradicale.it/scheda/606423/dove-andiamo-trasporti-al-lavoro-costruiamo-oggi-la-mobilita-di-domani

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