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Politica industriale, (s)gradito ritorno?

Con la pubblicazione del Libro Verde da parte del Ministero delle Imprese si torna a parlare di politica industriale, dopo trent’anni di oblio. Quello che potrebbe sembrare un gradito ritorno, in realtà non lo è. Il nuovo podcast dell’Alleanza Clima Lavoro, a cura di Massimo Alberti, ci spiega il perché.

A volte ritornano. È il caso della politica industriale in Italia, che riappare nelle pagine del recente Libro Verde pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ed è così che, dopo trent’anni di sostanziale oblio, lo Stato riprende a interrogarsi sul suo ruolo e il suo spazio di iniziativa per rilanciare lo sviluppo del Paese e assicurare la tenuta e l’allargamento della nostra base produttiva.

Le sfide e le criticità che abbiamo di fronte sono urgenti e di grande portata. Il declino industriale in Italia non accenna ad arrestarsi, complice la caduta di settori storicamente trainanti del manifatturiero – l’automotive, il siderurgico, il tessile, gli elettrodomestici – e una concorrenza con i giganti cinese e statunitense che vede il Paese, al pari dell’Europa, in una posizione di forte ritardo competitivo e svantaggio tecnologico, tanto più in una fase come quella attuale di profonda riconfigurazione delle catene globali del valore e del sistema internazionale degli scambi dopo la pandemia, la guerra in Ucraina, la nuova politica commerciale inaugurata da Trump. 

Il Libro Verde ministeriale si inserisce appunto in questo contesto globale, europeo e nazionale complesso e turbolento, proponendo una tassonomia delle nostre filiere produttive strategiche e assegnando all’attore pubblico la funzione di stratega del nuovo approccio di politica industriale. Si riconosce così la necessità di porre fine alla lunga e fallimentare stagione del laissez faire e della mano libera al mercato – salvo poi dover intervenire per correggerne i fallimenti –, condita da ricchi incentivi e sgravi fiscali a pioggia, senza condizionalità, per le imprese. Sembrerebbe insomma di assistere a un gradito ritorno della politica industriale. 

Ma non è così: gli indirizzi e gli orientamenti del Libro Verde, che troveranno una più precisa sistematizzazione e concretizzazione con la chiusura della consultazione pubblica sul testo e la prossima pubblicazione di un Libro Bianco, destano perplessità e preoccupazione. Il nucleare per la generazione di elettricità e i biocarburanti per alimentare i motori endotermici come risposte alla transizione ecologica ed energetica, l’ulteriore flessibilizzazione del mercato del lavoro come chiave di volta per aumentare la produttività e gli investimenti, il rafforzamento dell’industria militare come leva per trainare l’export e le produzioni civili: sono queste le priorità di politica industriale che vengono identificate. 

L’ottava puntata del podcast “A qualcuno piace verde” dell’Alleanza Clima Lavoro, a cura di Massimo Alberti, si addentra nella lettura delle pagine distopiche del Libro Verde e offre – con gli interventi di Duccio Zola e Dario Guarascio (Campagna Sbilanciamoci!), Mariagrazia Midulla (WWF) e Andrea Boraschi (Transport&Environment) – una prospettiva radicalmente alternativa: quella di una politica industriale davvero strategica, con al centro un rinnovato protagonismo dell’attore pubblico nel ridisegnare il modo in cui produciamo, lavoriamo e consumiamo, e con la giusta transizione ambientale e sociale come stella polare per orientare lo sviluppo sostenibile del Paese. 

Ascolta l’ottavo episodio del podcast!