Top menu

Mobilitazione globale per impedire la catastrofe a Gaza

Oltre 250 organizzazioni internazionali hanno firmato un appello agli Stati membri dell’Onu perché smettano di alimentare la crisi alimentare a Gaza e interrompano il trasferimento di armi e munizioni a Israele e ai gruppi armati palestinesi.

A sette mesi di distanza dagli efferati attacchi di Hamas e nelle ore in cui il Governo israeliano ha deciso di iniziare l’invasione militare via terra tramite il valico di Rafah (quindi di fatto chiudendo l’unico passaggio di aiuti umanitari verso Gaza) continua a levarsi con forza la voce della società civile internazionale che chiede passi concreti per un “Cessate il fuoco” a partire dallo stop di tutte le forniture militari.

Una volontà espressa con chiarezza nell’appello sottoscritto da oltre 250 organizzazioni internazionali a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite affinché smettano di alimentare la crisi a Gaza, scongiurando ulteriori catastrofi umanitarie e perdite di vite civili, interrompendo immediatamente il trasferimento di armi, parti e munizioni a Israele e ai gruppi armati palestinesi. Armamenti che corrono un alto rischio di essere utilizzate per commettere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani. I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile delle basi per la sopravvivenza e, in queste ore più che mai, stanno rendendo Gaza inabitabile. Oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti.

Il documento della società civile internazionale è stato rilanciato lo scorso 2 maggio con una “Giornata di mobilitazione internazionale” che oggi viene rafforzata: ”I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile del minimo indispensabile per sopravvivere e stanno rendendo Gaza inabitabile” si legge nella lettera congiunta “oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti”. 

A fronte di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede un cessate il fuoco, il governo di Israele continua a usare armi e munizioni esplosive in aree densamente popolate, con enormi conseguenze umanitarie per la popolazione di Gaza. L’attività militare israeliana ha distrutto una parte sostanziale delle case, delle scuole, degli ospedali, delle infrastrutture idriche, dei rifugi e dei campi profughi di Gaza. La natura indiscriminata di questi bombardamenti e la tipologia sproporzionata di danni ai civili che essi causano abitualmente sono illegali e possono costituire crimini di guerra. Con l’aggravarsi della crisi, alimentata dalla proliferazione delle armi, è indispensabile chiedere che i Governi di tutto il mondo (Italia compresa) non si rendano complici di queste violazioni del diritto internazionale trasferendo armi a Israele. L’impegno assunto dalla società civile mira dunque a mobilitare una solidarietà globale e a chiedere atti di responsabilità e umanità ai governi coinvolti nel commercio di armi. 

“Tutti gli Stati hanno l’obbligo di prevenire i crimini di atrocità e di promuovere l’adesione alle norme che proteggano i civili – evidenzia la Rete Italiana Pace e Disarmo – per cui insieme a tutte le altre organizzazioni firmatarie di questo Appello chiediamo alla comunità internazionale di tenere fede a questi impegni“. La Rete rilancia dunque le richieste della campagna globale “Control arms” di cui fa parte, affinché siano rafforzate le norme internazionali sul controllo del commercio di armi che anche l’Italia ha sottoscritto. In tal senso il Trattato sul commercio delle armi (ATT) è chiaro: qualsiasi trasferimento di armi, munizioni, parti e componenti che rischiano di essere utilizzate a Gaza è suscettibile di violare il diritto umanitario internazionale e, pertanto, deve cessare immediatamente. 

Ormai è evidente come solo un cessate il fuoco duraturo potrà fermare l’ulteriore perdita di vite civili e garantire che aiuti sufficienti arrivino a chi ne ha bisogno. Ed è questo il punto centrale delle richieste della coalizione #CeasefireNOW, a partire dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’impatto devastante dei trasferimenti di armi sui diritti umani, in particolare nella Striscia di Gaza, dove i civili sopportano il peso maggiore della violenza. Occorre dunque:

– Fermare tutti i trasferimenti di armi, parti e munizioni utilizzate per alimentare la crisi a Gaza.

– Chiedere che i responsabili delle violazioni del diritto umanitario internazionale e dei crimini di atrocità siano chiamati a risponderne.

– Esortare i Governi a non essere complici delle continue violazioni del diritto internazionale, adempiendo ai loro obblighi legali e garantendo un cessate il fuoco permanente. Ora, con urgenza.


#StopSendingArms #CeasefireNOW

RETE ITALIANA PACE E DISARMO

Accademia apuana della pace, ACLI, AGESCI, ALTROMERCATO, Ambasciata democrazia locale, Amici della mezza luna rossa palestinese, ANPI, ANSPS, AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI Bassa Val di Cecina, ARCI Servizio Civile aps, ARCS, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la pace, AssopacePalestina, AUSER, Beati i costruttori di Pace, Casa per la pace di Modena, CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, Centro Studi Difesa Civile, Centro Studi Sereno Regis, CGIL, CGIL Padova, CGIL Verona, CIPAX, CNCA, Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della FCEI, Comitato Pace e  Disarmo di Volterra, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, Coordinamento pace in comune Milano, COSPE, Emmaus Italia, FIOM-Cgil, FOCSIV, Fondazione Angelo Frammartino, Fondazione Finanza Etica, Forum Trentino per la Pace e i diritti umani, Gruppo Abele, IPRI – rete CCP, IPSIA, Lega per i diritti dei popoli, Legambiente, Libera, Link – coordinamento universitario, Link2007 cooperazione in rete, Lunaria, Movimento europeo, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Nexus Emilia Romagna, Noi Siamo Chiesa, Opal Brescia, Pax Christi Italia, Percorsi di pace, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” di Senigallia, Servas Italia, Tavola sarda della pace, U.S.Acli, UDS, UDU, Un ponte per, Ventiquattro marzo