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Uno sguardo lungo sulle città

Le 62 proposte di “Sbilanciamo le città” ci ricordano che la crisi della politica può essere affrontata solo con un’attivazione e una partecipazione dal basso

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Sguardo corto, frammentazione, discontinuità: questi i principali limiti delle politiche locali individuati da Carlo Donolo nella sua prefazione a Sbilanciamo le città, l’ultima iniziativa con cui Sbilanciamoci! ha scelto di occuparsi delle elezioni amministrative alle porte. Oggetto dell’e-book, gratuitamente scaricabile qui: http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/Sbilanciamolecitta2016web.pdf, è la politica intesa nel suo significato originario: l’arte del buon governo della polis, capace di fornire risposte giuste ai problemi e ai bisogni delle persone che la abitano. Questo dovrebbe essere l’obiettivo precipuo di chiunque si candida a governare le nostre città, a prescindere dalle culture e dagli schieramenti politici di riferimento.

Il confronto tra i diversi candidati dovrebbe concentrarsi sul merito delle questioni da affrontare più che rispondere a logiche di potere che, per definizione, privilegiano le relazioni con i ceti sociali e gli interessi economici più forti e allargano le diseguaglianze, tra le persone, tra i centri e le periferie.

Da qui l’ennesima provocazione di Sbilanciamoci!: guardare alle elezioni amministrative dal punto di vista delle città e di chi le abita, dei loro problemi e delle possibili scelte che potrebbero caratterizzare politiche strategiche alternative, sostenibili sul piano economico e finanziario, intelligenti e lungimiranti dal punto di vista sociale e ambientale. Quella che viene proposta è innanzitutto una metodologia di lavoro che pone al centro l’esigenza di offrire una visione d’insieme dei bisogni che attraversano le nostre città e di coordinare la loro analisi in profondità in un possibile programma di interventi coerente e integrato.

Abitare, acclimatarsi, accogliere, aiutarsi, ambientarsi, amministrare, conoscere, cooperare, innovare, lavorare, muoversi, partecipare, rigenerarsi, ripubblicizzare, sbilanciarsi, vigilare: sono le parole chiave che identificano le 16 sfide con cui abbiamo voluto confrontarci (ce ne sono sicuramente altre) provando ad ipotizzare alcune possibili proposte di lavoro. Che si parlano tra loro. Perché non è possibile accogliere davvero bene chi scappa da guerre e persecuzioni senza affrontare la grande sfida dimenticata del disagio abitativo che attraversa le nostre città (80mila sfratti resi esecutivi nel 2014 di cui il 90% per morosità, 770mila famiglie che avrebbero diritto ad un alloggio popolare iscritte nelle liste di attesa); senza riformare profondamente il sistema degli appalti pubblici intossicato dagli interessi clientelari (quando non mafiosi) o senza ripensare il modello di progettazione e gestione dei servizi di welfare coinvolgendo i cittadini e le organizzazioni sociali nell’intero processo che va dal disegno degli interventi, al loro monitoraggio, alla loro valutazione.

Come non è possibile rendere vivibili le nostre città senza investire nel sistema pubblico di mobilità urbana e nell’uso di risorse energetiche pulite. Non sono credibili una risposta alla disoccupazione, che si concentra soprattutto nelle nostre periferie, e uno sviluppo sostenibile delle nostre città che non facciano i conti con la necessità di fermare il consumo del suolo e non optino per la valorizzazione e l’uso sociale del patrimonio immobiliare pubblico, per l’investimento nella cultura e nella conoscenza e nelle forme di altra economia.

E non c’è amministrazione che tenga se non si affronta seriamente il grande tema del debito pubblico. Certo, qui le politiche di austerità nazionali ed europee dettano il passo e non esistono ricette semplici. Ma alcune cose i sindaci eletti potrebbero farle, insieme, a partire dalla messa in discussione di quella norma che, irresponsabilmente, ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione.

Molto più concretamente: una analisi certosina delle entrate e delle uscite di bilancio potrebbe consentire di ri-orientare in modo attento e mirato la spesa dei Comuni e di rivedere il sistema di imposizione fiscale locale nella direzione di una maggiore equità. Una trasparenza vera e un coinvolgimento dei cittadini nelle scelte di bilancio potrebbe forse depurare le scelte economico-finanziarie dei Comuni dai condizionamenti esterni di pochi forti privilegiati.

Sono alcune tra le tante possibili ipotesi di lavoro (noi ne abbiamo abbozzate 62). Ci ricordano che la crisi della politica in generale, e di quella locale in particolare, può probabilmente essere affrontata solo con un’attivazione e una partecipazione dal basso, che unisca alla “protesta informata” la capacità di aprire vertenze territoriali sulla base di proposte collettive, condivise, concrete e sostenibili per vivere bene.

Siamo i primi a doverci formare e informare. Proprio per questo Sbilanciamo le città avrà il suo corollario nella organizzazione di un seminario di due giorni (Roma, 8 e 9 luglio) che ci aiuterà a leggere i bilanci dei Comuni. Obiettivo: interpretare meglio le logiche che li sottendono e accrescere la nostra capacità di ri-orientarli in direzione del buen vivir.

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