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Se chiude la fabbrica delle badanti

Il welfare sommerso che diventa criminale. Un ministro che fa la legge e nasconde la mano. Un paese che chiede gli immigrati e li respinge. Un paradosso che diventa ipocrisia di Stato. E alla fine il governo capitola: la sanatoria si fa, ma non si dice

Restate pure, ma ben nascoste. Sembra essere questo l’effetto del “decreto sicurezza” su una delle fasce più rilevanti della popolazione immigrata in Italia: le persone che prestano servizi di cura nelle famiglie, badanti, colf o baby sitter. Le tantissime donne (almeno 500mila) alle quali il ministro degli Interni Roberto Maroni, consegna una contraddizione in termini: sostenendo e rivendicando la legge che introduce il reato di clandestinità per chi “entra” e per chi “soggiorna” senza permesso nel nostro paese, ma allo stesso tempo dicendo loro che possono stare tranquille perché “la legge non ha effetto retroattivo”. Affermazione pleonastica ma niente affatto tranquillizzante: perché se è vero che la legge penale non è retroattiva – se non a favore del reo – è anche vero che le persone di cui parliamo sono entrate nel nostro paese prima dell’entrata in vigore della legge ma vi soggiornano adesso, dunque la nuova legge colpisce tutti gli immigrati non regolari presenti nel nostro paese. Ma non è questa l’unica contraddizione di una legge che – oltre che profondamente ingiusta e razzista – è sbagliata sin nei suoi presupposti. Infatti il suo impianto normativo e la sua filosofia sembrano dare per scontato che tutti gli immigrati vengano in Italia unicamente spinti dalle condizioni economiche dei loro paesi (push factors). Questa interpretazione sembra in parte condivisa anche da alcune associazioni caritative, e dalla Chiesa, che si oppongono alla legge appunto sulla base di principi di carità o di giustizia. Ma in realtà – come risulta evidente a chiunque abbia dedicato alla materia un minimo approfondimento, e come viene svelato anche dalle stesse contraddizioni che caratterizzano l’attuale atteggiamento maggioritario verso gli stranieri – l’immigrazione è anche stata causata da fattori di domanda (pull factors), che continuano a essere rilevanti anche ora, in periodo di crisi. Ne sono esempi evidenti i servizi domestici e il lavoro di cura, in casa e negli ospedali, l’agricoltura, le costruzioni (sia alle dipendenze che nella forma, più o meno corrispondente alla sostanza, di imprese autonome, letteralmente esplose negli ultimi anni), il commercio, l’industria manifatturiera con particolare riguardo ai settori meno specialistici e più “duri” della metalmeccanica (qualche esempio: http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Non-solo-braccia.-Immigrati-e-specializzati e http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-corsa-all-oro-delle-infermiere). Di fronte a questa realtà, l’ipocrisia del governo non fa che ricalcare e cavalcare l’ipocrisia di larga parte della società italiana: delle tante famiglie che tuonano contro gli immigrati giudicandoli come “invasori” nel loro insieme, con l’unica eccezione della badante – spesso clandestina – che hanno in casa; o degli operai che hanno nei loro cantieri e nelle loro imprese. E questo succede con maggiore evidenza proprio nelle aree del paese dove più forti sono stati i “fattori di domanda” e dunque più forte è stata l’immigrazione: una contraddizione quotidiana, che diventa sistemica con la legge sul reato di clandestinità. E che proprio sul “caso badanti” può disvelarsi al punto da far saltare tutto l’impianto che regge la legge e ha retto in questi anni il consenso che si è coagulato attorno ai partiti anti-immigrati. Infatti, se si dovesse davvero applicare la legge, le 500.000 badanti irregolari che sono in Italia dovrebbero essere espulse, e 500.000 famiglie sarebbero perseguibili (con pene fino a 3 anni di carcere). Non sono numeri che vengono da ipotesi o stime, ma dalle stesse domande di regolarizzazione debitamente compilate e presentate in occasione dell’ultimo decreto flussi, che giacciono nei cassetti del ministero in attesa che si sblocchino di nuovo gli ingressi legali o che arrivi una sanatoria. Si tratta di una quantità enorme di persone, ben più (per fare un esempio) degli iscritti a un partito politico di medie dimensioni. E si tratta di un nervo scoperto e dolente del nostro welfare “sommerso” (1): un esercito clandestino di riserva, che consente la sopravvivenza a un sistema di welfare pensato per un paese giovane e mai adattato a un paese invecchiato; che copre – male – le carenze dei nostri servizi, in particolare quelli di sostegno al lavoro femminile; che, anche quando emerge, sovvenziona il sistema previdenziale senza niente riceverne in cambio. E’ ovvio dunque che la legge non potrà essere applicata, almeno nel caso delle badanti, pena la crisi dell’intero settore dell’assistenza agli anziani (e più in generale alle persone) non autosufficienti. Proviamo solo a pensare cosa succederebbe se la Lega, negli enti locali che governa, facesse davvero applicare la legge e mandasse a casa le badanti, e in prigione i loro datori di lavoro: famiglie in rivolta, comunità nel panico. Per questo il ministro Maroni tranquillizza e lancia segnali. Per questo spunta fuori dallo stesso governo l’idea di una sanatoria limitata a badanti e colf, ipotizzata da un sottosegretario (Giovanardi) e smentita da un altro ministro (Calderoli). Tutti elementi che aggiungono confusione a confusione, e fanno intuire una via d’uscita all’italiana: la legge c’è, ma si chiude un occhio.Però una non-applicazione di fatto della legge, permanendo la vigenza di diritto, oltre che una mostruosità giuridica sarebbe anche un danno criminale per la vita, l’equilibrio, la salute delle persone che si troverebbero ad essere clandestine ma tollerate, e per le famiglie che le ospitano e a loro affidano anziani e bambini. A meno che, per evitare il trionfo dell’ipocrisia di Stato, non si ricorra all’autodenuncia di massa, delle badanti e delle loro famiglie. Cinquecentomila persone, un milione di persone che si presentano ai Carabinieri dicendo: siamo illegali, espelleteci, multateci, arrestateci. Sarebbe la chiusura della fabbrica delle badanti. Un disastro, per l’Italia. Ma anche per chi ha vissuto e prosperato sulla fabbrica della paura.

Aggiornamento. Infine, il governo ha capitolato: per colf e badanti che sono già in Italia il nuovo reato di clandestinità è sospeso. A stare a fonti di stampa, saranno regolarizzate, senza bisogno del finto ritorno e reingresso in Italia (quello previsto in caso di assunzione in base ai flussi), e con pagamento di un forfait per i contributi arretrati. Il provvedimento è stato annunciato da un sottosegretario, smentito da un ministro (il fine Calderoli: “ma che badanti, sono tutte prostitute o drogate”), confermato da un altro ministro (il coerente Maroni: “ma non è una sanatoria”), criticato da un altro ministro (il solito Tremonti, per motivi economici). 500mila badanti attendono un testo scritto. Per le altre centinaia di migliaia di persone che lavorano in Italia – nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi – e i cui datori di lavoro hanno chiesto l’assunzione in base al decreto flussi, invece, resta il reato di clandestinità.

(1) Bettio, F., Simonazzi, A. e Villa, P., “Welfare mediterraneo per la cura degli anziani e immigrazione”, in A. Simonazzi (a cura di), Questioni di genere, questioni di politica, Carocci, Roma 2006.