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Dieci anni di austerity per l’istruzione. Con quali conseguenze?

L’aumento della dispersione scolastica, il calo delle iscrizioni ai licei, e quello delle immatricolazioni all’università, raccontano un paese che ha deciso di perdere per strada una fetta importante della generazione attuale

Da anni la Rete della Conoscenza porta con convinzione il suo contributo alla campagna Sbilanciamoci!, a partire dalla necessità di smentire con forza la principale giustificazione che da anni gli studenti e le studentesse di questo paese sentono ripetersi ogni qualvolta si approvi un provvedimento che preveda dei tagli all’istruzione: non ci sono soldi.

Proprio per questi motivi abbiamo promosso un workshop all’interno della Controcernobbio dal titolo “Dieci anni di austerità per l’istruzione in Italia quali conseguenze?”. Il workshop nasce a partire da un’analisi delle 440 pagine del rapporto Education ad a Glance dell’Ocse, che come ben sapete non è propriamente un’istituzione vicina a posizioni rivoluzionarie. Inoltre, attraverso questo workshop, abbiamo voluto smentire i più famosi miti sull’università italiana, che alcuni dei più importanti editorialisti ed economisti continuano a millantare come verità, attraverso una violenta propaganda, che insiste sui concetti di “merito” ed “efficienza”.

Innanzitutto abbiamo voluto affermare che “dieci anni di austerità per l’istruzione” non hanno origine a partire dal 2008, anno d’inizio della crisi economica, ma bensì da prima e si esprimono in una riduzione della spesa in istruzione che ci colloca al 30esimo posto su 33 paesi. Un altro dei miti da sfatare riguarda l’elevato numero di docenti in Italia, dato smentito dall’Ocse che ci dice invece che siamo al quint’ultimo posto per rapporto studenti/docenti su 26 nazioni, sopra Indonesia, Rep. Ceca, Arabia Saudita , Belgio e Slovenia. Un altro tema riguarda la spesa per studente, più bassa in Italia rispetto alla curva che mette in relazione la spesa in istruzione il Pil pro capite. Vi è poi il tema che riguarda le tasse universitarie, più alte in Italia rispetto alla media europea, con una percentuale di copertura del sistema complessivo di diritto allo studio pari al 20% dei beneficiari.

Leggiamo continuamente che in Italia ci sono troppi laureati, ma l’Ocse ci dice che siamo 34esimi su 36 paesi per numero di laureati: il 21% dei giovani tra 25-34 anni contro una media UE del 39%. Sia chiama fenomeno della “bolla formativa”, le cui cause possono essere ricercate nella mancanza di un piano industriale in Italia che investa su innovazione, permettendo di assumere i lavoratori più specializzati.

Per quanto riguarda la fotografia della scuola primaria e secondaria, il quadro non migliora anzi: con Europa 2020 i Paesi dell’Ue si sono impegnati a portare la dispersione scolastica sotto il 10%, ma nel nostro paese essa si attesta ancora al 17,6% del 2012, con una percentuale più alta nelle regioni del Sud Italia. L’edilizia scolastica rimane un’emergenza nazionale: ad oggi il 50% degli edifici scolastici sono senza una certificazione di agibilità, il 36% ha bisogno di manutenzione urgente, il 65% non ha il certificato di prevenzione incendi. Sono stati stimati 13 miliardi euro per risistemare tutte le scuole italiane, ma ad oggi il “Decreto del Fare” ha stanziato appena 450 milioni.

Sbilanciamoci da anni ricorda come questo paese non abbia bisogno di “grandi opere” bensì di “piccole opere” con cui far ripartire la nostra economia e ad esempio la rimessa in sicurezza degli edifici scolastici potrebbe essere un ottimo investimento pubblico.

Alla fine del workshop ci siamo chiesti “chi ci stiamo perdendo” e la risposta non tarda ad arrivare: l’aumento della dispersione scolastica, il calo delle iscrizioni ai licei, il calo delle immatricolazioni all’università, sono dati che ci raccontano un Paese che ha deciso di perdere per strada una fetta importante della generazione attuale.

Da anni la Rete della Conoscenza inserisce nella Controfinanziaria alcune proposte importanti e fondamentali per risollevare la situazione delle scuole e delle università italiane: un piano di rifinanziamento del sistema del diritto allo studio, con la copertura totale delle borse, un piano straordinario per l’edilizia scolastica, un piano contro la dispersione scolastica, un piano d’investimento per migliorare la didattica, un reddito di formazione diretto e indiretto per studenti medi e universitari, etc. Queste sono alcune delle proposte principali, che ovviamente non sono attuabili in un solo anno, ma nel giro di qualche anno potrebbero evidenziare dei riscontri positivi per tutta la società.

Vorrei fare anche una proposta di metodo per la Campagna di Sbilanciamoci! , una proposta che si rivolge a tutte le associazioni che ne sono promotrici e aderenti, ovvero quella di fare maggiormente rete sui territori nei quali siamo presenti, per provare a rendere le idee di un’altra economia maggioritarie nel pensiero dei cittadini, all’interno delle città in giro per l’Italia, così come è avvenuto sulla campagna sugli F35. La Rete della Conoscenza prova a portare nelle scuole e nelle università la Campagna Sbilanciamoci! , ma siamo convinti che sia necessario un impegno più forte di tutti noi sui territori, moltiplicando le iniziative e l’azione territoriale, in particolare in situazioni più complesse, penso ad esempio a città come Taranto, Pomigliano ecc…, in cui discutere insieme a chi vive una situazione complessa di ricatto tra lavoro e diritti può essere arricchente ancora di più per questo percorso. Inoltre sarebbe importante riuscire a lavorare per costruire delle contro finanziarie regionali, ma per fare questo è necessario, ripeto, provare a mettere maggiormente in rete le competenze e le iniziative.

(Intervento alla VI Sessione, 8 settembre 2013: Tavola Rotonda delle associazioni Fare rete per cambiare rotta: le proposte di Sbilanciamoci!)

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